LE OLIMPIADI MODERNE
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LOIACONO MARCO LOIACONO MARCO Pubblicato il 13/02/2006
<b> LE OLIMPIADI MODERNE </b>

LE OLIMPIADI MODERNE


Rinascono i Giochi Olimpici.



Nell’800, 1500 anni dopo l’ultima olimpiade dell’antichità, un nobile francese di nome Pierre De Coubertin mise tutto il suo impegno nel far rinascere i giochi. Nato a Parigi nel 1863, egli era un grande appassionato di sport. Durate alcuni viaggi era rimasto molto colpito da alcuni paesi nei quali si utilizzava la “pedagogia sportiva”, che si avvalevo dello sport come strumento per educare i giovani. Sognava anche uno sport “uguale per tutti”, senza distinzioni o privilegi. Far rinascere i giochi olimpici e il loro spirito divenne la sua missione. Superando mille difficoltà e spendendo gran parte del suo patrimonio, De Coubertin riuscì infine a organizzare a Parigi nel 1894 un congresso sportivo internazionale durante il quale venne ufficialmente decisa la rinascita dei Giochi Olimpici Moderni.


Si riparte dalla Grecia.

La scelta della sede della prima edizione moderna dei giochi cadde su Atene,la capitale della Grecia: Olimpia, sede degli antichi giochi, era ormai un piccolo villaggio, difficile da raggiungere e senza strutture sportive. Il 6 aprile 1896, iniziarono i primi giochi olimpici “dell’era moderna”. Le nazioni partecipanti erano solo 14 (l’Italia era presente con un solo atleta nel tiro a segno), per un totale di 245 atleti, che si fronteggiarono in diverse gare raggruppate per specialità: sport atletici, ginnastica, scherma e lotta, tiro, sport nautici, velocipedismo, giochi atletici. Come accadeva nell’antichità, le gare furono riservate solo agli uomini.


Le altre edizioni.

Le donne fecero la loro comparsa nella seconda edizione dei giochi, a Parigi, nel 1900. gareggiavano, però, solo nel tennis e nel golf. A Parigi partecipò per la prima volta l’Italia. Durante le due guerre mondiali, i giochi vennero sospesi ma, a parte queste interruzioni, si sono svolti regolarmente ogni 4 anni. Il 1924 fu anche la prima volta dei Giochi Olimpici Invernali, con sede a Chamonix, sulle Alpi Francesi.


Il programma olimpico.

Le olimpiadi hanno inizio con una cerimonia d’apertura. La sfilata è sempre aperta dalla squadra greca e chiusa da quella nazione che ospita i giochi. Viene poi eseguito l’inno olimpico e issata la bandiera ufficiale. Quindi entra nello stadio un atleta che porta la torcia con la fiamma olimpica e un altro atleta, del paese ospitante, legge il giuramento.


La fiamma olimpica.

Il rito d’inizio delle olimpiadi si compie a Olimpia, la cittadina greca antica sede dei giochi. Una moderna “sacerdotessa” accende un piccolo fuoco facendo convergere i raggi del sole attraverso una lente fino a un pezzetto di legno. È il fuoco sacro dei giochi olimpici. Con esso la “sacerdotessa” accende una torcia e la porta fino allo stadio di Olimpia, dove si trova il “re” della nuova Olimpiade. A lui tocca passare la torcia al capo di una squadra di corridori, che si recano in un boschetto dedicato a Pierre De Coubertin, l’ideatore dei Giochi moderni. Qui viene accesa in un braciere una fiamma che continuerà ad ardere per tutta la durata dei giochi.

A sua volta, da questa fiamma, viene accesa la torcia olimpica che passerà di mano in mano, con una lunga staffetta di corridori, fino ad arrivare alla sede prescelta per i giochi, in qualunque posto del mondo si trovi. Qui l’ultimo corridore accenderà il braciere olimpico dando così inizio ai giochi. Infine, colombe bianche, simbolo di pace, si innalzano in volo nel cielo vicino allo stadio. La fine dei giochi viene sancita da un’analoga cerimonia di chiusura.

Le Gare Olimpiche sono gare individuali: il Comitato olimpico non tiene conto dei risultati totali delle squadre. Al termine di ogni gara, i primi tre classificati, vengono premiati con medaglie d’oro, d’argento o di bronzo; mentre vengono issate le bandiere dei paesi dei tre atleti, è eseguito l’inno nazionale del vincitore.


I Comitati e le Federazioni.

Responsabile dello sviluppo dei Giochi Olimpici è, più in generale, dello sport dilettantistico è il Comitato Internazionale Olimpico, noto con la sigla CIO, istituito nel 1894. il primo presidente fu il greco Demetrius Vikelas; il secondo, dal 1896 al 1925, lo stesso De Coubertin. Col tempo, le varie nazioni formarono dei Comitati Olimpici Nazionali. Grande ispiratore del Comitato Olimpico Nazionale Italiano (CONI), istituito nel 1914, fu il conte piemontese Eugenio Brunetta d’Usseaux, nato a Vercelli nel 1857 e poi trasferitosi a Parigi, dove fu segretario del CIO e sostituì De Coubertin malato.


Gli ideali Olimpici.

Gli ideali che stanno alla base delle olimpiadi sono ideali di passione sportiva, di tenacia e di impegno personale, ma anche di amicizia e di condivisione con gli atleti di tutto il mondo. Il Movimento Olimpico vigila, fin dalle prime edizioni dei giochi, sulla diffusione di una pratica sportiva a misura d’uomo. Esso ha come scopo proprio quello di rendere possibile lo sport per tutti, senza differenze di razza, nazionalità, religione o cultura, nel rispetto delle regole.


Il rispetto delle regole.

Lo Spirito Olimpico esige intelligenza e lealtà. Per questo, nella cerimonia d’apertura, un’ atleta del paese organizzatore recita, a nome di tutti i concorrenti, il Giuramento Olimpico, impegnandosi a gareggiare con correttezza, accettando le regole e rifiutando il doping e le droghe.


Il meglio di sé.

Il motto delle olimpiadi, si compone di tre parole latine: “citius, altius, fourtius”; letteralmente significano: “Più veloce, più alto, più forte”, e in senso più ampio indicando che bisogna puntare a dare sempre il meglio di sé.


Il valore della partecipazione.

Lo spirito olimpico chiede che si gareggi per mettere alla prova se stessi, per crescere più forti e migliori e non solo per ottenere risultati e vincere. È questo il significato della famosa frase di De Coubertin: “l’importante non è vincere, partecipare”.


L’uguaglianza e la pace.

Lo sport aiuta la pace tra gli uomini, l’uguaglianza e l’internazionalismo. Questo ideale è simboleggiato dalla Bandiera olimpica disegnata nel 1913 dallo stesso De Coubertin e issata per la prima volta nello stadio di Anversa nel 1920. su campo bianco si intrecciano cinque cerchi colorati: blu, l’Europa; giallo, Asia; nero, Africa; rosso, America; verde, Oceania. L’emblema del IPC, il Comitato Internazionale Paraolimpico, è il disegno di tre elementi (verde, rosso e blu), che simboleggiano le tre componenti dell’uomo: mente, corpo e spirito.


I giochi paraolimpici.

Al termine dei giochi olimpici, estivi e invernali, si svolgono i giochi paraolimpici, riservati agli atleti “diversamente abili” e coordinati dal Comitato Internazionale Paraolimpico (IPC). Originariamente il prefisso “para” derivava dal termine “paraplegico”, cioè persona colpita dalla paralisi degli arti, generalmente inferiori: oggi, invece, si intende come “parallelo” ai giochi olimpici. I primi giochi paraolimpici invernali si tennero nel 1976 in Svezia.

A partire dall’edizione estiva di Seoul (1988) e invernale di Albertville (1992), i giochi olimpici e i giochi paraolimpici si svolgono nella stessa sede (i secondi al termine dei primi), utilizzando gli stessi impianti, lo stesso villaggio olimpico, gli stessi servizi. L’IPC e le varie federazioni sportive hanno messo a punto un sistema di condizioni. Per questo, vengono valutate le capacità minime necessarie per praticare una disciplina, le tecniche adoperate, i materiali di sostegno impiegati.


A cura di Marco Loiacono



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