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Radici & Civiltà

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Pubblicato il 06/10/2006
<b>l'altro jeri</b>
L’eventuale pubblicazione di parziali brani musicali allegati a testi scritti è fatta a titolo di Demo, essendo essa finalizzata a documentare la relativa ricerca della rubrica “Radici & civiltà” non avente scopo di lucro, ma, piuttosto, finalità di libera divulgazione culturale.

l'altro jeri

Presentazione della Poetica dell'Autore, a cura di Bruno Martino



" Non è possibile parlare della poesia di Eusebio Vivian senza considerare l'ambiente in cui vive e che con lui è un tutt'uno, una unità inscindibile come lo è la luce con i colori dell'alba e del tramonto.

I suoi componimenti non sono incisi pentragramma del tempo come potrebbe apparire ad una prima lettura e nemmeno nel divenire senza sosta delle metamorfosi culturali.


Essi sono sospesi nel sentimento senza tempo, in verità profonde che si offrono a noi come i grappoli maturi ed accattivanti nei filari di vite prima della vendemmia. Sono riscoperta e proposta di vita. Sono il ricordo che si fa futuro. Non come nostalgia fine a se stessa, ma come armonia che il poeta racchiude naturalmente in sé come la terra che inzolla nel suo seno il seme e il fiore.


Eusebio è il cantore delle colline bassanesi. Le sue note scorrono solenni tra le arcaicità lessicali che egli custodisce e risveglia, libera e rigenera con opportuno, penetrante pudore. Con sapienza profetica egli discioglie il suo sentimento tra antiche assonanze.

Vivian intimamente e naturalmente le possiede e con destrezza ama donarle liricamente a noi come le piccole felci sui muri a secco sotto casa sua fanno col sole, spiralando con palese soddisfazione i loro germogli tra le lamine umilmente distese, quando si donano al primo lembo di vento. Ed i crespi, vellutati colli di Bassano nelle sue poesie diventano sorgenti di luce "par mostrarne on poco 'I Paradiso".

Quanta forza nella sua dolcezza! Alla denuncia delle ingiustizie sociali della nostra
epoca, "menefreghismo o indifarensa, tosàte che se vende, barbuni che dorme tra i cartuni e dopo la partìa la violensa…" fa' eco il suo dolcissimo sussurro di speranza, “ Chiossà, Pisdoman, tuti par mari, tra profumi de viòe, sbusaneve.e oci de bò, indovinaremo - vojo pensare - ‘l cào justo..”.

La poesia di Eusebio è certamente preghiera. Quando il poeta, tra le sue vallecole fatate, si trova di fronte al delirio dell'ignoranza sublimante velenose discariche, ha il coraggio di alzare gli occhi al cielo, per guardare, ma anche per invocare, affinchè non liquami puzzolenti ma “scoearèsche e famejote a s'ciapi, vojose de cognossare e savére,.. vedo spontare infondo eà pontàra."

La poesia di Eusebio Vivian sorge da un animo costantemente intriso di sogno e di razionalità. Non ha bisogno di essere costruita ma semplicemente liberata. Come le sue colline cambiano la loro incantevole veste ad ogni stagione, così il suo genuino entusiasmo si rinnova ad ogni verso grazie alla sua fede possente, ai suoi principi sociali mai genuflessi al suo amore puro per la natura della quale si sente custode e concreatore. "

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L'ALTRO JERI


Spio eòngo" Rio

in quel de san Dordi

sasso soto sasso

ganbari e marsuni

-'I mondo suo-

fin sù indove da senpre

score l'aqua nassente

in val de 'a Jema

subi de merli tra i spinari

riciami de soéte e russignui,

'l va e vien de tassi e volparoti

tra le tane sue,

e pì dessora so'l prà de bonora

i "Canossa" che para sù i antùni

de fen e ben

a tirar xo sarèse -tante-:

speneàe de amor e vita

te ‘l Giardin in tondo

petenà de drito e de scavesso

par mostrarme on poco

‘l Paradiso.

Cussì me cato a l'inproviso

drento infondo al core

mondo mio putéo

che rinasse in t'on'ora de festa

me dà aegrìa e resta.

Testo e voce narrante di
Eusebio "Berna" Vivian


Versione italiana__________________________


L'ALTRO IERI


Spio lungo il Rio/ in quel di san Giorgio/ sasso sotto sasso/ gamberi e ghiozzi/ -il mondo loro-/ fin sù dove da sempre/ sgorga la sorgente/ in val della Gemma/ fischi di merli tra le robinie/ richiami di civette ed usignoli,/ l'andirivieni di tassi e volpacchiotti/ tra le tane,/ e più sopra nel prato di buon mattino/ i "Canossa" che sfalciano il fieno/ e bene/ a raccogliere ciliege -tante-/: pennellate di amore e vita/ nel Giardino intorno/ pettinato in ogni angolo/ per mostrarmi un poco/ il Paradiso.!/ Così mi trovo all'improvviso/ dentro in fondo al cuore/ il mondo mio bambino/ che rlnasce in un'ora di festa/ mi porta gioia e resta.


Nella foto, Eusebio Vivian


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