Mircatu o fera di l'armali

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CONCIALDI RINO CONCIALDI RINO Pubblicato il 25/07/2008
<b>Mircatu o fera di l'armali</b>

Mircatu o fera di l'armali











Mircatu o fera di l‘armali, così veniva chiamata questa consuetudine che ormai è destinata a scomparire. A contribuire a questa scomparsa l’evolversi dei tempi, la fuga in massa dalle campagne, ma anche la mancanza di allevamenti a conduzione familiare, dovuta alle pastoie di leggi. leggine e regolamenti che obbligano e scoraggiano gli allevatori a proseguirne l’attività.

Ma ora voglio ricordare ai più giovani come si svolgeva questa fiera intorno agli anni ‘60. Per le feste più importanti, come il due giugno (Festa dello Statuto), due luglio (festa della patrona), quattro settembre (Santa Rosalia), venti e ventuno settembre (l ‘Addolorata) ed, in alcuni mesi, la prima domenica del mese, in contrada Calvario (Cravaniu) si svolgeva la fiera del bestiame. Gli allevatori si recavano con i propri animali: cavalli, muli, asini, mucche, capre, pecore, maiali ed anche piccoli animali come conigli, galline, oche, tacchini, ecc.. in detta zona ove avveniva la compravendita tra gente del luogo o con acquirenti arrivati da altre zone. In queste contrattazioni, la figura di spicco era lu sansali o ciulu, che cercava di convincere le parti, compratore e venditore a concludere l’affare, che a quei tempi poteva anche saltare per poche migliaia di lire. Ad affare concluso, gli spettava un compenso detto sansalìa.

Spesse volte succedevano dei litigi tra le parti poiché c’era il furbo che voleva piazzare l’animale vecchio e malandato come buono o la mula fausa falla passare pì manza. C’erano anche gli esperti di compravendita che con atteggiamenti ariosi, controllavano i denti degli animali per rilevarne l’età e quindi assegnare loro il prezzo. Ricordiamo un detto “A caval donato non si guarda in bocca”.

Nei giorni di mercato, nella zona, venivano allestite tante bancarelle (firanti che vendevano attrezzature agricole. mangimi, arredi e bardature per il bestiame, ma non mancava la bancarella con cubaita, nuciddi e simenza.

La fiera si svolgeva dalle prime ore del mattino fino al termine della messa solenne. C’è da ricordare che sul posto dove si svolgeva la fiera la mattina, venivano sparati i mortaretti per annunciare il giorno di festa che era anche allietato dal suono dei tamburi e qualche volta anche dalla banda musicale. Ora, da qualche tempo, la fiera del bestiame è stata trasferita in contrada Bordone dove sorge un campo boario, moderno, funzionale, però privo di attrattiva e dell’essenziale: persone ed animali.


Rino Concialdi


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