Marocco: viaggio attraverso i colori e i sapori di Marrakesc, terrazza dell'Atlante
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REDAZIONE RADICI & CIVILTA` REDAZIONE RADICI & CIVILTA` Pubblicato il 20/11/2013
</b>Marocco: viaggio attraverso i colori e i sapori di Marrakesc, terrazza dell'Atlante</b>

Marocco: viaggio attraverso i colori e i sapori di Marrakesc, terrazza dell'Atlante

di Arianna Bureca- foto di Luca La Gamma

- by www.frontierenews.it -


Colorata. E viva. Se venisse chiesto di descrivere Marrakech questi probabilmente sarebbero i primi due aggettivi che verrebbero in mente, subito seguiti da ‘povera’ e ‘ricca’. Attributi contraddittori, come l’essenza della città. Quando parliamo di questo posto, infatti, parliamo di un luogo che va contro tempo e diventa multiculturale suo malgrado. Parliamo di una realtà che non fa caso al passare del tempo perché vive di cose semplici, facilmente reperibili e riproducibili. Vive di stoffe, spezie, perle, pelli e polli. Vive di whisky berbero e soprannomi, di musiche dalle cadenze vagamente ripetitive e colori. Tanti colori. Sono tinte vive, accese, piene, come la gente che abita le vie di questo mondo che sembra non sia consapevole dell’esistenza di un universo al di fuori delle sue mura, un universo che sta facendo il suo corso anche senza di lei.

Passato e presente diventano tra questi vicoli due termini svuotati di significato. Si incontrano, scontrano, mischiano per poi decidere di convivere, in serenità. Vecchi incantatori di serpenti ammaliano il giovane turista che con il suo iPhone 5 cerca una connessione Wifi (che mai troverà) per mostrare al mondo che ciò che sta vivendo è vero, e che non si trova nel cartone di Aladdin nonostante la scimmia che gli tocca la spalla in piazza sia reale, come anche l’odore dimostra.

Un calderone di destini, mestieri, credenze e speranze. Ecco cos’è questo luogo: un insieme di culture mescolate e accenti vagamente riconoscibili che convivono senza perdere le proprie peculiarità. Passato e presente, spesso senza futuro. Ma nessuno ci fa caso perché, contro ogni possibile immaginazione, la vita qui scorre veloce ed ha scadenze e ritmi veloci da rispettare. Sono ritmi rapidi, a volte stonati che seguono regole senza sapere che regole siano. Sono ritmi che sembrano andare controtempo con la realtà del luogo ma che in realtà si accordano perfettamente con le usanze della città. Sono dettati dagli artigiani nelle botteghe la mattina, dai carretti su due ruote trainati da asini, dai motorini con abitanti senza casco che non si sa dove corrano, dai venditori di lumache a pranzo, dalle infinite trattative nei souk, dal tentato baratto della vostra occidentale compagna con dei cammelli, dalle cartomanti al calar del sole e dai musicanti in piazza nel dopocena. Ma soprattutto, sono dettati dalla piazza principale: Djeema el Fna.




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