La martellante richiesta dei giovani per una loro sistemazione lavorativa dietro una scrivania, e l’impossibilità dello Stato a soddisfarli tutti, mi ha indotto alla seguente riflessione.
Da sempre l’uomo ha esercitato prepotenza nei confronti dei più deboli, ritenendo tali coloro che svolgono un lavoro umile, come quello agricolo e artigiano; due categorie di lavoratori ai margini della società perché ritenute inferiori, però, produttrici di alimenti primari che da millenni assicurano l’esistenza alla specie umana; due categorie economiche osteggiate, depredate e oppresse dai ceti dominanti, tradizionalmente ostili.
Poi, la mescolanza, determinata dalla tragica fase bellica, ha aperto nuovi orizzonti sullo sfondo dell'economia.
L’avanzamento del terziario, la proliferazioni delle attività di concetto, l’inevitabile osmosi delle civiltà avanzate e la conseguente possibilità di guadagno immediato con minore impegno, hanno scardinato la scala dei v...
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