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ALBERGAMO FRANCESCA ALBERGAMO FRANCESCA Pubblicato il 23/04/2012
Per non dimenticare chi ci ha resi un popolo libero.<br>Perchè

Per non dimenticare chi ci ha resi un popolo libero.
Perchè

Per non dimenticare chi ci ha resi un popolo libero.
Perchè tutto ciò non abbia più a ripetersi.
Ho preferito scegliere le parole dei nostri padri nobili.

Piero Calamandrei
Resistenza e Partigiani
Non c’è una data che stabilisca quando la resistenza iniziò. Come scrisse Piero Calamandrei, semplicemente, «Era giunta l’ora di resistere; era giunta l’ora di essere uomini: di morire da uomini per vivere da uomini». La lotta partigiana in Italia fu caratterizzata dall’impegno unitario di tutto il fronte delle opposizioni che il fascismo con la violenza e la persecuzione aveva tentato di stroncare con ogni mezzo. Cattolici, comunisti, liberali, socialisti, azionisti, monarchici, anarchici, trovarono intesa ideale e organizzativa sotto il comune obiettivo della democrazia e della libertà. Č in quella scelta che si trovano le radici dell’Italia repubblicana. Č grazie a quella scelta, infatti, che venne a costituirsi il Comitato di Liberazione nazionale che dopo la cacciata dei nazisti e del fascisti fu la culla per il primo parlamento democratico e la fucina feconda della nostra Costituzione.

Piero Calamandrei (a cura dell’ANPI) :

Processato nel 1947 per crimini di Guerra (Fosse Ardeatine,
Marzabotto e altre orrende stragi di innocenti), Albert Kesselring,
comandante in capo delle forze armate di occupazione tedesche in Italia, fu
condannato a morte. La condanna fu commutata nel carcere a vita.
Ma già nel 1952, in considerazione delle sue "gravissime" condizioni
di salute, egli fu messo in libertà.
Tornato in patria fu accolto come un eroe e un trionfatore dai circoli
neonazisti bavaresi, di cui per altri 8 anni fu attivo sostenitore. Pochi giorni
dopo il suo rientro a casa Kesselring ebbe l`impudenza di dichiarare
pubblicamente che non aveva proprio nulla da rimproverarsi, ma che - anzi
- gli italiani dovevano essergli grati per il suo comportamento durante i 18
mesi di occupazione, tanto che avrebbero fatto bene a erigergli... un
monumento.
A tale affermazione rispose Piero Calamandrei, con una famosa
epigrafe (recante la data del 4.12.1952, ottavo anniversario del sacrificio di
Duccio Galimberti), dettata per una lapide "ad ignominia", collocata
nell`atrio del Palazzo Comunale di Cuneo in segno di imperitura protesta
per l`avvenuta scarcerazione del criminale nazista.

Lo avrai camerata Kesselring

Lo avrai
camerata Kesselring
il monumento che pretendi da noi italiani
ma con che pietra si costruirà
a deciderlo tocca a noi.
Non coi sassi affumicati
dei borghi inermi straziati dal tuo sterminio
non colla terra dei cimiteri
Non coi sassi affumicati
dei borghi inermi straziati dal tuo sterminio
non colla terra dei cimiteri
dove i nostri compagni giovinetti
riposano in serenità
non colla neve inviolata delle montagne
che per due inverni ti sfidarono
non colla primavera di queste valli
che ti videro fuggire.
Ma soltanto col silenzio del torturati
più duro d`ogni macigno
soltanto con la roccia di questo patto
giurato fra uomini liberi
che volontari si adunarono
per dignità e non per odio
decisi a riscattare
la vergogna e il terrore del mondo.
Su queste strade se vorrai tornare
ai nostri posti ci ritroverai
morti e vivi collo stesso impegno
popolo serrato intorno al monumento
che si chiama
ora e sempre
RESISTENZA



Antonio Gramsci - Indifferenti (11 febbraio 1917)

“Odio gli indifferenti. Credo che vivere voglia dire essere partigiani. Chi vive veramente non può non essere cittadino e partigiano. L’indifferenza è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita. Perciò odio gli indifferenti.
L’indifferenza è il peso morto della storia. L’indifferenza opera potentemente nella storia. Opera passivamente, ma opera. Č la fatalità; è ciò su cui non si può contare; è ciò che sconvolge i programmi, che rovescia i piani meglio costruiti; è la materia bruta che strozza l’intelligenza. Ciò che succede, il male che si abbatte su tutti, avviene perché la massa degli uomini abdica alla sua volontà, lascia promulgare le leggi che solo la rivolta potrà abrogare, lascia salire al potere uomini che poi solo un ammutinamento potrà rovesciare. Tra l’assenteismo e l’indifferenza poche mani, non sorvegliate da alcun controllo, tessono la tela della vita collettiva, e la massa ignora, perché non se ne preoccupa; e allora sembra sia la fatalità a travolgere tutto e tutti, sembra che la storia non sia altro che un enorme fenomeno naturale, un’eruzione, un terremoto del quale rimangono vittime tutti, chi ha voluto e chi non ha voluto, chi sapeva e chi non sapeva, chi era stato attivo e chi indifferente. Alcuni piagnucolano pietosamente, altri bestemmiano oscenamente, ma nessuno o pochi si domandano: se avessi fatto anch’io il mio dovere, se avessi cercato di far valere la mia volontà, sarebbe successo ciò che è successo?
Odio gli indifferenti anche per questo: perché mi dà fastidio il loro piagnisteo da eterni innocenti. Chiedo conto a ognuno di loro del come ha svolto il compito che la vita gli ha posto e gli pone quotidianamente, di ciò che ha fatto e specialmente di ciò che non ha fatto. E sento di poter essere inesorabile, di non dover sprecare la mia pietà, di non dover spartire con loro le mie lacrime.
Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti”.

25 aprile 2012 Francesca Albergamo

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