Voci Siciliane

VICARI LUCIO VICARI LUCIO Pubblicato il 16/11/2011
C’è bisogno di una rivolta democratica contro questi poteri e q

C’è bisogno di una rivolta democratica contro questi poteri e q

C’è bisogno di una rivolta democratica contro questi poteri e queste persone che stanno schiacciando l’Italia. Se c’è una richiesta universale da parte dell’elettorato di centrosinistra che da anni ci trova tutti concordi è: signori, per favore, unitevi e non litigate. Non prendete cappello come fece Bertinotti facendo saltare il governo Prodi e consegnandoci così alle truppe berlusconiane. Siate lungimiranti, please. Restituiteci concretamente la speranza che esista un’Italia diversa da questa, un paese meno marcio e corrotto, un parlamento dove siedano i migliori e non la feccia, un governo capace di salvaguardare chi lavora e di pensare ai nostri giustamente indignatissimi figli. Fateci tornare a vivere con dignità, fieri di dove siamo nati. Un normale, modesto elettore di centrosinistra, qual è il sottoscritto, desidererebbe partecipare e votare un programma e uno schieramento che esprima un modello di paese opposto a quello attuale. Un pensiero politico nuovo e fecondo. Un progetto che prenda le distanze dalle teorie “liberal” che ci hanno messi in catene, così come dai regimi comunisti, compreso il capitalismo comunista cinese, un ossimoro vincente sul piano economico ma lesivo dei diritti dell’uomo. Noi, elettori comuni dell’opposizione, chiediamo unità, un progetto di pochi punti, largamente condiviso, che metta in primo piano un forte rilancio dell’economia, una tassazione dei grandi patrimoni immobiliari (unico modo, oltrretutto, per individuare gli evasori fiscali), una legge elettorale per votare i candidati da noi scelti, il rispetto della Costituzione e di uno straccio di valori etici. Già ottenere questo, nell’ambito di un pensiero politico nuovo, di un’idea di sinistra tutta da partorire, lo saluteremmo come un miracolo. Ma ci vuole molto? E’ davvero impossibile darci questo? No, è possibile, purché si presentino nell’agone politico uomini antropologicamente diversi da gran parte dei politici attuali. Un tempo ci volevano le guerre perché, dopo milioni di morti, potesse emergere il sano e il nuovo in tutti i campi. Tutti i dopoguerra sono stati dei “Rinascimenti”, in politica e nelle arti. Oggi, per fortuna, non è in programma un eccidio universale come una guerra mondiale. Eppure è in corso qualcosa di orrendo e di similare: una guerra mondiale dei soldi. Oggi, una percentuale minima di esseri umani, forte di una decina di multinazionali, ha scatenato una guerra nucleare finanziaria al 95 per cento del mondo. Destabilizzando Paesi, governi e famiglie, costrette a pagare gli errori loro. La schiacciante maggioranza di esseri umani (noi) sta perdendo la guerra. Siamo tutti più poveri dei nostri padri e i nostri figli staranno peggio di noi. Eppure a sinistra non c’è nessuno, – è incredibile ma così -, che abbia partorito un programma politico, un’idea battagliera capace di muoversi democraticamente in guerra contro questa enorme e paradossale ingiustizia sociale. Questo compito, in Italia, spetterebbe al PD, perché attualmente –stando ai sondaggi – è il primo partito del paese e sta all’opposizione. Il giovane Renzi, sindaco di Firenze, che ai tempi di Mike Bongiorno partecipò alla “Ruota della Fortuna” , sembra culturalmente e anche “antropologicamente” un prodotto di quella stessa strategia televisiva che ha impoverito l’Italia (nelle idee e nei portafogli) e aperto la strada al berlusconismo. Con il suo “big bang” è riuscito a menare una mazzata alla prima cosa che noi chiedevamo: l’unità. E pasticciando sulla lavagna, con un edonismo niente male, non ha elaborato nulla di nuovo, ma proprio nulla del progetto politico lungimirante che noi si chiede da anni. Ma scopiazzato qui e là. Abbiamo visto tutti, anche da Fazio, la sua simpatica faccia da “furbetto del partitino”. Non è colpa di Renzi, per carità, essere cresciuto nel berlusconismo. Ma purtroppo si vede. Il “giovanilismo” che lo anima è pari al cerone del premier. Sono giovanilisti entrambi. I “brontosauri” li cacci solo con la potenza di un’idea, non solo esibendo un po’ istericamente la tua carta d’identità. Tutti dicono, compreso Renzi, che i politici devono essere “al servizio del Paese”. Ma lui per primo ha testé dimostrato di non essere capace neppure di stare al servizio del PD, il suo partito che pure gli ha dato tanto. Senza umiltà, senza aver prima attraversato un lungo deserto, non si va da nessuna parte. Un grande pensiero, come quello di Gramsci, non è un caso che nasca in carcere. Nell’isolamento, in uno di quei momenti in cui si è soli nell’universo. L’Italia è tra i paesi più disastrati dell’Occidente. Avere il coraggio (non la faccia tosta) di occuparsi davvero del bene comune, di questi tempi, è da “grandi anime” (non saprei come altro definirle). Ma di esempi di simili personalità è piena anche la storia italiana. E in genere (il problema è antico) non fanno una bella fine. Si sacrificano come Matteotti o come Giovanni Falcone. Eppure, senza le loro luci, oggi l’ombra che ci sovrasta sarebbe assoluta. Solo chi comprende fino in fondo l’alto valore, spirituale ed etico, di avere “senso dello Stato”, può tirarci fuori da questo guado. Noi tutti dobbiamo fare in modo di creare i presupposti, l’humus, il terreno, perché possano germogliare anche in Italia semi di personalità capaci di reggere un compito di tale portata. Nessun uomo della salvezza, per carità. Una squadra e un progetto disinteressati al protagonismo e al potere. Forse è un’utopia, ma se ci fosse stata la terza guerra mondiale, sarebbe già possibile. Come ho già detto una volta con una battuta: abbiamo bisogno di un dopoguerra senza la guerra prima. In realtà oggi la guerra c’è, e la stanno vincendo una dozzina di miliardari (fra i quali il nostro ex premier, da ieri proprietario anche dei “casinò” con i quali gli italiani possono ulteriormente rovinarsi giocando su Internet). C’è bisogno di una rivolta democratica contro questi poteri e queste persone che stanno schiacciando l’Italia.

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