Voci Siciliane

FRICANO ANTONINO FRICANO ANTONINO Pubblicato il 29/04/2012
Antonino Che Fricano...Discorso di un semplice cittadino, malgrado la

Antonino Che Fricano...Discorso di un semplice cittadino, malgrado la

Antonino Che Fricano...Discorso di un semplice cittadino, malgrado la lontananza, vicino al Paese... Ci si trova in un piccolo paese dell’entroterra siciliano dove l’iniziativa ha perso campo. Il fatto più aberrante che quest’impermeabilità alle innovazioni è manifestata dall’opinione pubblica, dal potere democratico e soprattutto dalla gente comune. Sono numerosi i cittadini che, ingenui e legati alle esigenze del momento, si lasciano ingannare dall’amministratore di turno, legati magari da qualche promessa mai mantenuta o magari da un debito contratto. Quindi cresce incostantemente un regime di malessere e di monotonia, che rappresenta terreno fertile per un potere, disposto a ricambiare il favore solo a compromessi. Ciascuno vede l’apparenza, pochi si rendono conto della realtà e quei pochi non hanno il coraggio di opporsi alle opinioni di una maggioranza che ha dalla sua parte l’autorità, l’arroganza e il potere pronto a difenderla. Infatti chi vuole portare nuove regole ha come nemici tutti coloro che ne traggono benefici, mettendo da parte il bene della cittadinanza, e come tiepidi difensori quelli che potrebbero trarre beneficio dalle nuove. Un tale scarso entusiasmo nasce in parte per paura degli avversari, che hanno le leggi dalla loro, e in parte della poca fiducia degli uomini a credere nelle innovazioni fino a quando non sia loro possibile toccar con mano le conseguenze. Lo sanno tutti quanto sia lodevole un amministratore che mantenga la parola data e viva con onestà, senza ricorrere all’inganno, ma tuttavia la realtà dei fatti ci ha mostrato coloro che hanno ottenuto quello che volevano senza tener fede alle promesse e ingannando gli uomini. La generosità spesso troppo sbandierata è dannosa, perché, l’amministratore, per meritarsi la fama di generoso di fronte a tutti, è costretto a mantenere un atteggiamento sontuoso in tutto. A tal principio sarà costretto a dissipare tutte le risorse economiche e gravare sui servizi non elargiti alla cittadinanza con misure eccezionali e con il risultato di aver premiato i pochi e danneggiato molti. Niccolò Machiavelli predicava che nelle azioni degli uomini, quando non c’è tribunale a cui ricorrere, si deve considerare il fine. Ma questo modo di governare è stato il più diabolico dell’applicazione della teoria machiavellica. Usciamo da un decennio di amministrazione volta all’oligarchia anarchica, che ha rispecchiato di pari passo le vicende della nazione, dove in un periodo di crisi, ha trovato il modo di arricchire e di riuscire a favorire il parentado e gli amici sperperando il bene pubblico. Troppe volte ho sentito parlare di discontinuità con il passato, con l’amministrazione precedente, con il potere. Ma, a mio avviso, più che un analisi del precedente mandato, è, forse, più idonea, fare un analisi del presente, della situazione in cui ci troviamo. Un intero paese dominato da uno spirito di sconforto, che ormai non crede più in una rivalsa, che non crede più in quella classe politica locale che negli ultimi tempi ha fatto troppe promesse e nessuna di queste è stata mantenuta. In un periodo di crisi nazionale, allettante per il politico di turno pronto a promettere una’altra volta uno spiraglio di luce a chi da anni vive nella precarietà del lavoro in nero. Ma bisogna essere più realisti e presentare al cittadino la realtà dei fatti, rendendolo partecipe della vita politica locale e sociale, che deve essere volta al bene della cittadinanza, e non al bene dei pochi. Questo nasce in una nuova concezione della politica locale basata sulla filosofia politica del buon padre di famiglia. Non è utopia, ma il progetto di vita comune che deve esser proprio di ogni cittadino spinto dal fascino di aiutare gli altri ed esprimere i propri ideali attraverso forme di partecipazione più solidaristiche, indipendenti dalle istituzioni e sorrette dal senso di responsabilità nei confronti della collettività. Avvicinare i giovani che oggi presentano una certa indifferenza verso la politica locale, rivelata dalla sfiducia e dalla diffidenza per il mondo stesso della politica. Evidentemente per i molti giovani la classe politica ha dimostrato di non essere più la portatrice di ideali collettivi e civili ma di interessi personali e privati. La Politica non deve esser vista come strumento di repressione, controllo e di elitè, ma costituire uno strumento al servizio del cittadino, in modo che esso possa sapere cosa può richiedere e conoscere il livello di qualità con il quale i servizi devono essere erogati. Si tratta di una politica nuova con lo scopo di porre su basi nuove il rapporto con i cittadini nella logica del miglioramento continuo e dell’innovazione. Quindi ci vorranno dei piccoli interventi, decisi, agendo sulle nostre forze, in quanto, le casse comunali non permettono stravolgimenti. Agire, in primo luogo, sui servizi erogati dal Comune attraverso un educazione a principi fondamentali che dovranno essere i pilastri della nostra quotidianità. Il cittadino , deve essere educato alla nuova società, al sacrificio, e soprattutto deve conoscere quali sono i suoi diritti e i suoi doveri. Si deve mirare ad una politica della qualità, che deve essere espressa e diffusa soprattutto al personale dipendente, ponendo al centro della propria attività il soddisfacimento dei bisogni del cittadino e di tutti coloro che operano sul territorio comunale per sviluppare una comunità prospera, sicura, solidale e rispettosa dell’ambiente e del territorio circostante, perché operare per la qualità significa ricercare sempre la più ampia soddisfazione dei cittadini. Antonino Che Fricano

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