Voci Siciliane

CONCIALDI RINO CONCIALDI RINO Pubblicato il 11/09/2016
C`era una volta: Lu roggiu...............chi sfirrava

C`era una volta: Lu roggiu...............chi sfirrava

      

 ( Dal giornale  “ La Voce della Mamma “ n. 1 / 1996)

Si, è proprio dell’orologio della Madrice che voglio parlarvi. Forse molti di voi presi dalle preoccupazioni, e dagli impegni quotidiani, non hanno fatto caso che l’orologio non suona più da tempo il caratteristico din  - dan o come comunamente si diceva: sta sfirrannu menziuornu; sta sfirrannu menzannotti.

 Quel melodioso suono a mezzogiorno oltre ada essere gradevole alle nostre orecchie, era un avviso per coloro  che smettevano di lavorare: ultima cazzulata, arricampa li fierri, sferra memenziuornu. A tutti ricordava che era vicina l’ora del pranzo. Il ritmico suono, a mezzanotte, avvisava i giovani di quei tempi che era tardi e bisognava affrettarsi a rientrare: faciemu prestu, sinnò a me patri cu lu senti !

Oltre a segnare questi due appuntamenti importanti, sfiarrava lu risbigghiarinu, e precisamente quando incominciava al albeggiare, avvisando quelli che dovevano alzarsi presto, che era l’ora per raggiungere il posto di lavoro : campi, armenti, ecc.

E’ doveroso ricordare lu zi Minicu Scaccia ed il figlio Nino, che tanto facevano per assicurare quel suono e il funzionamento dell’orologio. Giornalmente salivano una lunga fila di gradini sconnessi che portavano al meccanismo dell’orologio., o da soli o in compagnia di un ragazzo che aspettava di essere invitato : ci vo veniri, iamu a dari la corda a lu roggiu! ( io facevo parte di quei ragazzi)

 Con l’automazione delle campane malgrado l’impegno e la buona volontà del nostro Parroco, si è dovuto rinunciare a quel tradizionale  din – dan .

Da un sondaggio effettuato fra gli aliesi risulta che oltre ad avere tanta nostalgia di quel suono perduto, vogliono che venga ripristinato. E visto le che amiamo molto le nostre tradizioni, speriamo che con tanta buona volontà e con l’aiuto di tutti, si possa risolvere il problema e che l’orologio ritorni a sfirrari.

                                  Rino Concialdi

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