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Voci Siciliane

ALBERGAMO FRANCESCA ALBERGAMO FRANCESCA Pubblicato il 17/02/2011
“SE NON ORA, QUANDO?”

Arriva sempre il momento in cui la misura &eg

“SE NON ORA, QUANDO?” Arriva sempre il momento in cui la misura &eg

“SE NON ORA, QUANDO?” Arriva sempre il momento in cui la misura è colma, c’è sempre un momento in cui, raschiato il fondo, ci si rialza. “ Se non ora, quando?” E le donne, da sempre, sanno rialzarsi, da sempre sono state indiscusse protagoniste di reattività, di lotta, di coraggio. Da sempre lungimiranti! “Solo poche radical-chic!” sostiene la ministra Gelmini, emettendo un suono stridulo ma elegante, stretta nel suo maglioncino di puro cachemire che solo le liberal-chic possono indossare. Aiutiamola la ministra a cercare il suo cervello che vaga nei meandri della libertà della nuova borghesia affarista e corrotta, che si è fatta da sé schiacciando ogni forma di regola e di rispetto dell’altro. Cultrice della meritocrazia che tutela sé stessa e i suoi simili, la nostra, usa un linguaggio verbale violento e arrogante, pur nella finta pacatezza, e rivela il suo vero volto: razzista ed eversivo. Non si comprende altrimenti l’accanimento sistematico con il quale ha destrutturato la scuola pubblica, privilegiando la scuola privata cattolica. Sorda a qualsivoglia confronto con chi in quella partita perdeva il proprio futuro, la propria vita e la propria libertà. Molto liberal-chic, la ministra Gelmini, nell’accezione più deleteria del termine, ma possiamo aiutarla davvero a rovistare nella sua memoria di studentessa modello, cosi vedrà, tra le radical-chic, alcune delle donne che hanno fatto la storia. Tra queste, a partire dal nostro secolo, possiamo elencarne alcune tra le più rappresentative: Anita Garibaldi e Cristina Belgioioso, le prime radical-chic della rivoluzione e dell’unità d’Italia. Maria Montessori cultrice della libertà della donna e grande pedagoga e intellettuale, che con la sua tenacia e la sua scienza ha consentito a tutti i bambini il diritto all’apprendimento scolastico. Le umili donne del popolo, eroine delle cinque giornate di Milano. Le 129 operaie morte nel rogo della Cotton in America. Clara Zetkin che durante la giornata internazionale delle donne socialiste, propose la giornata dell’otto marzo per ricordare le operaie della Cotton e per riflettere sulla condizione della donna. Le mondine che cantavano il loro tormento per il durissimo e mal pagato lavoro nelle risaie, lontane dai loro figli, dalle loro madri. “Oh mamma mia che tormento, io mi sento di morir! Una mattina mi son svegliata…” nasce da lì il canto partigiano. Le donne e i bambini morti nelle camere a gas dei lager nazisti. Le staffette partigiane, visibili e invisibili, tra tutte l’intellettuale Joyce Lussu, Teresa Vergalli, Lilliana Rossetti etc. Le madri, le moglie, le figlie denunciate prima e trucidate poi per non avere voluto rivelare i nascondigli dei loro uomini, partigiani sulla montagne. Le donne morte nelle foibe, vittime innocenti della brutalità di alcuni uomini di Tito che, a loro volta, avevano visto morire le loro donne o avevano subito atrocità nei campi di concentramento, tutte vittime della follia nazista. Le madri coraggio del sud America e delle dittature fasciste. Aung San Suu Kyi, premio Nobel per la lotta per la libertà e per i diritti civili del popolo Birmano. Rigoberta Menchu, premio Nobel per la lotta contro lo sfruttamento contadino del popolo peruviano. Anna Politkovskaja, la giornalista nella Russia di Putin, uccisa per avere denunciato gli intrighi di palazzo. Le donne Egiziane e quelle di tutto il Medio Oriente, che fuggono sui barconi da dittature e miserie. Tutte le donne che lottano, in qualsiasi angolo del mondo, per la propria dignità negata, per la propria libertà e per il futuro dei propri figli. Tutte radical-chic, ministra Gelmini! Naturalmente e meno male però, non vi è nulla di eroico (perché non abbiamo bisogno di eroine) in ciò che è accaduto ieri in 230 piazze d’Italia riempite da più di un milione di donne; ma è sicuramente un’importante presa di coscienza che non va sottovalutata. Finalmente uno spettacolo che fa bene al cuore, finalmente “La Maggioranza non sta più come grani di rosario che non fanno più corona.” La realtà è ben diversa da quella che va in scena ogni giorno in tutte le TV pubbliche e private dell’imperatore, e presto ne vedremo gli effetti in modo concreto. Gli Italiani non sono affatto felici e sono sempre più affamati e indignati. Le Italiane lo hanno solo compreso per prime, tutto qui, se ne faccia una ragione. E nonostante i suoi editti che proibiscono ai ragazzi nelle scuole di parlare di politica, non potrà impedire che la storia venga scritta, senza dovere compiacere necessariamente l’imperatore del regno della libertà. Se ella fosse stata più realista del re avrebbe visto in quelle piazze più di un milione di donne, le loro figlie e le loro mamme. Avrebbe visto le suore della Chiesa di Cristo, e non quella delle cattedrali, fin troppo tollerante con i potenti e sempre attenta a non urtare la loro suscettibilità, in nome di elargizioni e favoritismi noti a tutti. Avrebbe visto anche le operaie in cassa integrazione, le studentesse alle quale è stato rubato il futuro, quello che non prevede il passaggio ad Arcore. Le donne anziane, costrette a sopravvivere con 500,00 euro al mese dopo essersi spaccate la schiena in fabbrica per trenta o quaranta anni. C’erano gli uomini che rispettano le proprie e le altrui donne. C’erano anche le intellettuali illuminate, le associazioni culturali e le giornaliste libere. C’erano donne appartenenti a movimenti politici trasversali e non asservite. Idealmente c’era pure il Generale Giuseppe Garibaldi, accanto ad Anita, quello che con soli mille uomini fece la rivoluzione e l’Unità d’Italia. Attenzione quindi alle valutazioni avventate sulla manifestazione, essa è una fiumara che avanza, è un vento che soffia. Ma dal nervosismo che aleggia tra i dignitari e i servi dell’imperatore, nei loro interventi televisivi, penso che abbiano compreso il senso degli accadimenti. Pur tuttavia, consci che la caduta dell’imperatore trascinerà tutta la cricca regale, rimangono lì abbarbicati alle ridicole e sconcertanti tesi che snocciolano come una litania: dalla vita privata del sultano, alla magistratura politicizzata ed eversiva, a Mubarak: lo zio di Ruby, che abbiamo ascoltato, dal fido Signorini, in una rappresentazione teatrale degna di una grande attrice. Un’offesa all’intelligenza degli Italiani. Mettiamola così: se un pinco-palla qualsiasi avesse pagato la nipotina di un altro pinco-palla qualsiasi, per esaudire i propri istinti malati, oggi quel pinco-palla sarebbe già ospite delle patrie galere, e con il trattamento che in questi casi viene riservato ai pinco-palla qualsiasi. Allora, perché l’imperatore non deve neppure presentarsi di fronte ai giudici? Forse che il maiale della fattoria è più uguale di tutti gli altri animali, o forse perché è il più ricco? E’ chiaro il continuo e sistematico attacco ai pilastri della Repubblica, all’ordine democratico, e all’ordine sociale. La destrutturazione scientifica della cultura, della ricerca, della scuola pubblica e dei diritti dei lavoratori, costati anni di lotte e anche di parecchie vite umane. La lotta agli avversari politici che diventano nemici da combattere con ogni mezzo lecito e illecito, con dossieraggio degno della Gestapo e del K.G.B. montati ad arte dai suoi Kapò della carta stampata. Tutto ciò è chiaro che fa parte di un progetto che parte da molto lontano, dai tempi della P2 di Gelli, per intenderci, e perpetrato nella nuova P3 della cricca. Ora è lo stesso Gelli a dichiarare che Berlusconi non ha portato a termine il suo progetto liberale e si è esposto molto, laddove esposto sta per ricattabile. Lo perdoni venerabile, egli è preda di se stesso e della sua idea di liberalismo. E perciò altrettanto chiaro che avventurieri-camorristi-mafiosi-affaristi-puttanieri-corruttori- vengano glorificati e trattati da eroi del basso impero. Cosi accade di suicidarsi perché ci si è appropriati di 5 euro, darsi fuoco perché il vigile ci priva della merce da vendere nonostante si sia in regola, scegliere di votare “ no” in Fiat per difendere i propri diritti, lottare per il proprio futuro con cortei e fiori in mano da regalare ai poliziotti. Accade di pagare le tasse e rispettare le regole e le leggi. Accade che non essere in vendita significa essere moraliste, ed essere in piazza in più di un milione di donne, diventa eversivo. E allora accade che si dica basta: “SE NON ORA, QUANDO?” SUBITO! Esserci è un dovere, poiché è in gioco il futuro dei nostri figli che prevede la nostra concreta testimonianza. Siamo già fortemente in ritardo con la storia. E’ fiumana che avanza, è vento che soffia! Francesca Albergamo

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