- Fotoracconto di Drago Calogero

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Fotoracconto di Drago Calogero - Alia Pubblicato il 15/08/2019
Mastro Paolo era disperato, "nun ci putia paci" << ma può essere che ogni sera devono tornare a casa con i pantaloni strappati >> commentava rivolto al suo amico e collega Caliddu.
Matro Caliddu per la verità qualche cosa la sapeva e voleva accennargliela, poi vedendolo indaffarato a cercare Pino, desisteva e pensava fra se e se "ma comu cci laffari capiri a iddu ca li figghi masculi l`avi ancora nichi?" e col sorriso beffardo lasciava perdere.
Pino, Pino, Pinooo, attia Pino chiamava e appena intercettava a Pinuzzu, faceva la faccia da buon padre di famiglia e comandava: << "ma cci lu vuoi fari avvidiri a ssi carusi comu si usa la pala e lu rastieddu?" ma può essere che ogni sera arrivano a casa tutti "sfardati" i genitori "mischini" cosa devono dire? >>
E a Pino gli si illuminavano gli occhi, sbatteva la portiera della sua Fiat 850, si infilava la "cazzola" nella tasca di dietro dei pantaloni, ci radunava con gli occhi, poi un colpo di testa ad indicare "amunì"! (andiamo).
Spiegando ad alta voce modo e dove appoggiare la pala nei momenti di travaso, ci faceva "insaccare" qualche caldarella di sabbia per fare un cumulo abbastanza grande, perdendo tempo nelle spiegazioni aspettava che mastro Caliddu riuscisse a portare fuori vista il suo amico Paolo. Poi invitandoci a metterci intorno al cumulo dava la pala ad uno di noi e: << tu, ora senza toccarti i pantaloni, fai un bel buco nella sabbia per poterci versare l`acqua, e voi >> rivolto agli altri << guardate attentamente >> .
Ci mettevamo a giro intorno al cumulo, con un occhio alla pala e l`altro a Mastro Caliddu e a mastro Paolo che si allontanavano, un piede avanti e l`altro dietro pronti a sciamare non appena "vutavanu la cantunera" perchè quello era il momento esatto in cui Pino scattava come una molla per prenderci a scappellotti e calci in culo << `ncà pezzi di disgraziati diciticcillu a ddu cristianu nzoccu iti cuminannu in giru, mancu la colira ca cci faciti pigghiari >> e via col rincorrerci e ridere gioiosamente. Poi ci fermavamo, e MASTRO Pino (per noi non c`è n`erano migliori di lui), sentenziava: << avanti ora basta "amunì a travagghiari e dumani ne vespi ne mutura, accussi li vostri matri unn`arripezzanu" >> .
Il tempo può pure volare, ma le persone speciali e le cose belle non vanno mai via, ritornano spesso nei pensieri, diventano parte di te.
A tutti un pensiero dal cuore.
Un saluto grande e buon Ferragosto.

 



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