Il fascino dell’Altopiano di Asiago (o dei 7 Comuni) - “inverno” -II-

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Pubblicato il 23/01/2006
<b>Il fascino dell’Altopiano di Asiago (o dei 7 Comuni)</b>  -  “inverno” -II-

Il fascino dell’Altopiano di Asiago (o dei 7 Comuni) - “inverno” -II-

..nell’Opera “L’Altipiano delle meraviglie” dello scrittore Mario Rigoni Stern e del fotografo Roberto Costa, edita nel 2003 dalla Banca Popolare di Vicenza che si ringrazia vivamente per averne autorizzato la parziale pubblicazione in questo sito web.


L’INVERNO - II^ Parte -


È dopo una grande nevicata di febbraio che l`inverno mostra le sofferenze dei caprioli e dei cervi; molte volte non riescono a spostarsi nemmeno di poche centinaia di metri per ricercare il cibo; allora stanno riuniti in branco dove il bosco è più fitto in attesa che finisca il maltempo. I caprioli mordono e divorano il verde degli abeti fino a ridurre in stecchi i rami che fuoriescono dalla neve; i cervi strappano con i denti le cortecce anche da alberi adulti: abeti, pecci, saliconi, faggi. Per loro e anche per il bosco diventa una sofferenza: gli animali più deboli muoiono e gli alberi straziati a primavera non germogliano. Fu un inverno di una decina di anni fa che due giovani caprioli vennero a ripararsi accosto al muro della casa dove abito; erano ammalati e smagriti, forse cacciati dal piccolo branco proprio perché in quelle condizioni. Durante il giorno si allontanavano di poco e una notte uno venne a dormire sotto la finestra della nostra camera, l`altro sotto le arnie delle api. Cercavo di tenerli in vita con carote, foglie di verza e bucce di mele, ma non servì. Di uno trovai pochi resti sulla neve dove le volpi lo avevano trascinato e dilaniato, l`altro qualche giorno dopo sul sentiero dove era stato sbranato dai cani randagi. A dicembre, dopo le prime nevicate nel secondo giorno di sole, esco a fare un cerchio di qualche chilometro nel bosco vicino per capire e leggere sulla neve che cosa è rimasto alla chiusura della caccia: lepri, caprioli, volpi; hanno i loro sentieri di avvicinamento e le tracce di ricerca. Sul finire dell`inverno, a marzo, quando invece di giorno la neve si ammolla e di notte gela, sì da fare corazza e portare il passo senza sprofondare, il bosco che preannuncia la primavera diventa odoroso, bello e favoloso. Cammini alla sommità degli alberi giovani e ti trovi a guardare gli apici all`altezza degli occhi, come un uccello o uno scoiattolo. Già le gemme si gonfiano; sotto gli alberi più alti e folti la neve già si è sciolta perché loro accolgono e trattengono il calore del sole. Puoi osservare i morsi dei caprioli sui mirtilli e le loro fatte non più secche e grigie ma più morbide e scure; senti anche il richiamo delle cesene in volo verso i Paesi del Nord. Anche i crocieri, Loxia eurvirostra, sono particolarmente vivaci nel richiamarsi ondeggiando il volo da bosco in bosco. Un giorno nevoso di febbraio fece la sua apparizione il gufo delle nevi. Che cosa lo aveva portato così lontano dalla tundra artica? Carestia di lemming? Una forte bufera? Lo vidi volare come un bianco fantasma silenzioso tra gli alberi carichi di neve. Sul principio lo credevo una creazione della mia mente, ma dovetti ricredermi quando scoprii sulla neve i segni certi della sua presenza e due settimane dopo alcuni uomini della contrada mi dissero di un grande uccello bianco che volava alto verso nord. Sapevo di questo cacciatore di lemming ma mai mi era accaduto di vederlo tra le nostre montagne. Sì, nei pressi delle abitazioni, quando nelle foreste siberiane è particolarmeme freddo e tanta la neve, capita di osservare l’arrivo e la sosta di insoliti visitatori come i Bombyeilla garrulus, i beccofrosoni: sugli alberi di sorbo stanno immobili come fiori colorati, ogni tanto becchettando i rossi frutti così anche la neve degli orti lì sotto si colora di rosso. Sono uccelli non spaventati perchè nei loro luoghi non conoscono la cattiveria degli umani. Un giorno, camminando verso la primavera in arrivo giunsi all`orlo di una radura illuminata dal primo sole; la neve vecchia era ricoperta da due dita di neve fresca e per naturale curiosità mi avvicinai per leggere su quella pagina bianca. Era un luogo particolare per stagione, condizioni di bosco - un bosco giovane verso valle, uno maturo verso la montagna - e sentieri che convergevano. C`era stato traffico di animali selvatici verso quel mattino; lessi due lepri che avevano danzato, il passaggio di un capriolo, l`attraversamento di una volpe e impronte di un francolino di monte e le belle, nitide tracce delle zampe dell’urogallo e delle sue ali sulla neve: era stato lui col suo primo tooc, che aveva chiamato il sole della primavera. Fu ingenua la mia felicità? di Mario Rigoni Stern _________________________________ nella foto di Roberto Costa, un esemplare di Dendrocopus maior, o picchio rosso maggiore.


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