Il fascino dell’Altopiano di Asiago (o dei 7 Comuni) - “primavera” -I-

Radici & Civiltà

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Pubblicato il 26/01/2006
<b>Il fascino dell’Altopiano di Asiago (o dei 7 Comuni)</b> -  “primavera” -I-

Il fascino dell’Altopiano di Asiago (o dei 7 Comuni) - “primavera” -I-

..nell’Opera “L’Altipiano delle meraviglie” dello scrittore Mario Rigoni Stern e del fotografo Roberto Costa, edita nel 2003 dalla Banca Popolare di Vicenza che si ringrazia vivamente per averne autorizzato la parziale pubblicazione in questo sito web.


LA PRIMAVERA - I^ Parte -


Erano le allodole le prime creature a indicare il cambiamento di stagione, ossia la fine dell`inverno. Le prime allodole arrivavano quando il sole nella sua risalita rendeva libere dalla neve le rive esposte a sud. Un mattino sentivi un brivido percorrere le membra, vedevi uno svolare sopra la proda e dopo il trillo gioioso dell’allodola mattiniera. Era un attimo di felicità. Ma da dove arrivava questo intenso sentimento? Da quale remotissima mattina del mondo? Era bello quel giorno, era bella tutta la terra, era buona la gente. Ora, non molti decenni dopo, da noi le allodole non arrivano più, o se arrivano sono così rare che la loro presenza diventa incredulo stupore e non si rinnova il brivido delle nostre lontane primavere. O non così. Non ci sono le allodole perché non ci sono più i campi arati? Dove sono ora, in quali montagne, i seminativi di segale e di frumento? E gli azzurri. campi di lino? Ma non solo per questo non ci sono le allodole e altri uccelli campestri, è perché l`uso di pesticidi nelle culture intensive ha fatto più sterminio che l`uso di un milione di fucili. Anche nelle lontane pianure dell`Est non ho sentito cantare le allodole. Mi si dice che ancora ci sono nei Paesi sottosviluppati. L`ondosa allodola primaverile è un dono di Dio per i poveri? Le rondini arrivano sempre dopo le allodole e prima delle rondini giungono da lontano le ballerine bianche, i fringuelli, i merli di bosco. A risvegliare il tasso è il canto del fringuello? Il tasso esce magro dalla sua tana puzzolente - a noi puzzolente! - per scrutare i dintorni e annusare l`aria per sentire cosa c`è di cambiato. Certo, molto è cambiato e il primo odore della primavera, quello della terra in amore, si sente per pochi giorni all`anno; quello dei licheni, muschi, germogli, fiori verrà dopo. Intanto lui annusa e guarda e resta in attesa della sera per uscire alla ricerca di qualche nido di vespe fuggito al suo saccheggio autunnale. Dove la neve, sciogliendosi, ha imbibito il bosco ecco il più evidente segnale del risveglio vegetale: il fiore bianco e grasso del farfaraccio bianco, o Petasites albus. Si racconta che per gli orsi al risveglio primaverile è il primo cibo; forse questo fiore polposo ha per loro dellle qualità speciali. Qualche volta viene anche a me la tentazione di mangiarlo. Non sempre al 21 di marzo arrivano le rondini, ormai sono poche anche loro, ma di certo è una grande data perché la durata del giorno e della notte è eguale in tutti i punti della terra: potrebbe essere un`idea per affratellare tutti gli uomini almeno in quel giorno. Qualche notte il termometro scende sotto lo zero e il terreno dell`orto è ancora gelato nel profondo anche se i segnali ci sono chiari: in qualche solivo i colchici imbiancano i prati e le api raccolgono polline da crochi e da amenti di salicone; il nettare lo trovano sulle eriche che rosseggiano ai bordi dei boschi. È dolce e alacre il loro brusìo del volo: un invito anche per noi a lasciare le poste invernali e uscire all`aria di marzo. Se la prima neve che senti scendere la prima notte di novembre è un invito a raccogliersi nei ricordi o nella lettura, la prima pioggia d`aprile che ascolti battere sul tetto ti dà ristoro e distensione, ritrovi un amabile sonno e poi, al mattino, il desiderio di andare, di uscire fuori a camminare in libertà e senza una meta perché la primavera non ha confini. Magari vorresti rincorrerla verso il Nord con quella coppia di cicogne che avevano sostato qualche giorno sugli stagni dei pascoli e sono volate via salutando noi che restiamo. È subito dopo questa pioggia che i prati rinverdiscono e al mattino li vedi nuovi e lavati dall`inverno, ed è quest`era nuova che i caprioli aspettano da dodici mesi. Escono sui loro pascoli nelle ultime ore del pomeriggio. I maschi hanno già formate le corna e le puliscono dal velluto strofinandole o lottando con i rami dei cespugli. I più belli e vigorosi incominciano a imporre la loro superiorità agli altri maschi e a marcare il territorio spargendo l`odore della loro orina o delle ghiandole raspando e scorticando. Le femmine sciolgono il rapporto con i figli; i giovani maschi si accompagnano agli altri maschi, le femmine alle madri. Sui loro pascoli serali si potrà osservare con discrezione le famigliole: discosti i giovani maschi dell`anno che qualche volta giocano dandosi testate mentre il maschio adulto osserva indifferente dal bordo del bosco. I tordi fanno i nidi dove nel bosco si incrociano i sentieri. Quando il maschio nel crepuscolo canta per la sua compagna, la voce è come di un flauto melodioso. Ma lo fa discosto dal suo nido per non svelarlo; tutti i selvatici lo stanno ad ascoltare. Anche l`usignuolo dovrebbe essere arrivato da molto lontano sugli aspri dirupi della Val Frenzela e della Val Gàdena. In quelle solitudini il suo canto è solo per amore. Non si finisce mai di scoprire i segnali della primavera: sul prato qui davanti, che da due settimane si è liberato dalla neve, il contadino ha sparso il letame e come aligeri folletti due ùpupe sono uscite dal bosco; corrono con il loro ciuffetto rossastro orlato di nero a becchettare i lombrìchi e svolazzano sul letame come farfalle variopinte. di Mario Rigoni Stern _________________________________ foto di Roberto Costa


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