Voglia di vivere

Radici & Civiltà

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DI MARCO TANIA DI MARCO TANIA Pubblicato il 04/02/2007
<b>Voglia di vivere</b>

Voglia di vivere



Tema di riflessione parrocchiale di don Antonino Disclafani con il “Gruppo Giovani” di Alia, nella ricorrenza della “Giornata per la vita”. - (4 febbraio) -



Il rispetto della vita umana, in tutte le sue fasi, dal nascere al morire, è uno degli argomenti che devono essere sempre tenuti “forti” in una società come la nostra, in cui sembra che tutto e il contrario di tutto siano sempre concessi.
Un paese che si dice civile deve saper difendere i diritti di tutti i propri cittadini, in ogni momento e condizione della loro vita, senza fare distinzioni.
Questo è quello che sentiamo sempre quando si parla di democrazia, di libertà ecc, ecc…

Già, ma il problema da focalizzare sta alla radice: che cosa si intende per "vita" dei cittadini? Quando un cittadino "vive"? Che cosa caratterizza la sua vita?
Il rispetto della vita fin dal suo concepimento giudica molto bene quale sia l'interesse principale della società. Se manca il rispetto e il riconoscimento della vita fin dall'inizio, sarà difficile che questi siano presenti in modo vero e costante per tutto il resto delle tappe del vivere…
La cosa strana che succede all'uomo, però, è che i principi ritenuti veri molte volte vengono considerati non veri il minuto successivo.

Prima del 1975 l'aborto in Italia non era consentito; dal 1978 la legge permette la pratica abortiva (definita "interruzione volontaria di gravidanza - IVG").
Dalla ultime stime dell'ISTAT negli ultimi anni sono stati 140.000 gli interventi effettuati all'anno, con diminuzione numerica rispetto ai primi anni '80; sembra essere aumentato l'uso dei contraccettivi, sopratutto pillola e spirale e, dato molto allarmante, risulta aumentato il numero delle interruzioni nelle donne a fasce d'età minore (15-18 anni). Nelle donne straniere il numero degli aborti volontari è in continua crescita, ricorrono all'IVG in misura 4 volte più elevata rispetto al tasso registrato fra le italiane.

Si parla di numeri, si parla di rassicuranti diminuzioni o preoccupanti aumenti...quello di cui però non bisogna tacere è che questi numeri sono bambini, sono esseri umani che ormai occupano un posto privilegiato in Paradiso alla destra del Padreterno, ma che non hanno potuto godere della bellezza della vita, senza nemmeno poter esprimere un parere, senza che la propria libertà e dignità fossero interpellate, perché l'uomo pretende di sapere qual’è il vero bene per sé e per gli altri, pretende di saperlo senza cercare la vera verità...

Di aborto si continua a parlare come se fosse una cosa che rientri nella norma. O meglio, si parla di interruzione volontaria della gravidanza e tutto ciò con la tutela della Legge che permette di interrompere una vita umana, nel grembo materno, allo stesso modo come si può andare al supermercato e cambiare un prodotto. "Questo prodotto non è adatto, ho sbagliato nell'acquistarlo, allora chiedo di cambiarlo". "Questo figlio ora non lo voglio, ho sbagliato nel concepirlo, ora lo butto via".
Se si guarda al numero di aborti che vengono praticati nei nostri ospedali, sembra proprio che la vita umana non valga poi tanto. Ciò che manca è l'informazione: molte donne vanno ad abortire senza conoscere cosa realmente accade, senza sapere a cosa vengono sottoposte loro e, soprattutto, la nuova vita che portano in grembo.
Volontariamente non viene spiegato loro cosa accade! Ci sono vari tipi di aborti, e tutti procurano una grandissima sofferenza nell'embrione portandolo ad una morte lenta e molto dolorosa.

Il dolore del feto è ormai stato riconosciuto dalla fisiologia moderna. Per molti anni lo si è negato, così come si è negato che il neonato sentisse dolore al momento di interventi invasivi... Oggi c'è ancora chi continua a negare l'evidenza del dolore feto-neonatale. Gli esami invasivi sono altamente dolorosi per il feto…nonostante ciò vengono sempre più eseguiti.

Parlare di feto o di prematuro è nella pratica la stessa cosa. Esistono feti di 40 settimane e 4 chili di peso ed esistono prematuri di 24 settimane e 500 grammi di peso. Un prematuro solo per uno sventurato caso continua a chiamarsi feto, cioè per essere precocemente uscito dal ventre della madre, ma ne conserva tutte le caratteristiche.
Cosa prova un feto lo possiamo vedere per due vie: una sono gli studi sulla sensorialità fetale, l'altra l'osservazione diretta del prematuro. Oggi è evidente che il feto sente suoni. Vi si abitua, apprende poco a poco in modo inconscio i messaggi dell'ambiente. Interessanti sono gli studi fatti per determinare il livello di certi ormoni indicativi di dolore; da questi dati hanno permesso di dimostrare che la sensazione dolorosa è maggiore nel neonato che nell'adulto.

Esistono altri modi per procurare un aborto, che non sono esplicitamente dichiarati quali mezzi abortivi ma che di fatto possono provocare l’interruzione della gravidanza.
In ogni caso, qualsiasi sia il “mezzo” usato, e che viene normalmente definito come contraccezione, è chiaro che non lo è realmente, ma ha come conseguenza proprio l’interruzione di una gravidanza, spesso all’insaputa della donna che magari si è affidata, e fidata, di tali procedure, pensando che siano innocue per lei (e non lo sono, perché danneggiano molto la salute) e che possano evitare una gravidanza.
Purtroppo la realtà è ben diversa in quanto non evitano un concepimento, bensì impediscono che esso possa andare avanti provocando quindi un aborto…che nessuno conosce!

Spesso ci troviamo a vivere in un mondo di contraddizioni e non ce ne rendiamo conto, forse perché ci siamo talmente abituati all’idea della “contraddizione” che non ci facciamo più neppure caso quando la vediamo! Ma come, tante coppie non riescono ad avere un figlio naturalmente e chi il figlio c’è l’ha già nel grembo, lo vuole uccidere???

Intanto, in ogni caso, tutti stanno parlando e riparlando di qualcuno che invece nessuno ascolta: il bambino nel grembo materno! E’ lui il vero ed unico protagonista di tutte queste vicende, è lui colui che nasce o colui a cui viene negata la vita, con l’uccisione, prima ancora di vedere la luce.

In una società, in cui a prevalere è la logica (ma si può ancora chiamare tale?) dell’avere piuttosto che quella dell’essere, si parla, si decide, si fanno leggi, su “qualcuno” che ha il diritto di vivere come tutti quanti noi: il neoconcepito. Lui, il vero protagonista, il vero interlocutore, il vero soggetto di tutte queste varie discussioni pro o contro che siano, lui, proprio lui è quello che invece viene considerato solo “oggetto”. Questa piccola creatura umana, che non ha ancora la possibilità di urlare, di difendersi, di poter lottare, lui è al centro di tutto questo.

Ma l’uomo si chiede mai cosa possa pensarne il bambino di tutto questo?

Lui, vita umana indifesa, piccola creatura ad immagine del Creatore, oggetto di mille parole e discorsi, lui è lì, col suo urlo silenzioso a chiedere aiuto, a gridare che ha diritto anche lui a vivere, ad andare avanti, a vedere la luce del sole, a correre nei prati, ad andare a scuola, a correre ed inciampare e sbucciarsi le ginocchia come tanti altri bambini.

Ma invece c’è chi per lui decide che non deve vivere, che non deve venire al mondo, che deve essere ucciso!

La scienza e la tecnica avanzata di oggi, ci permettono di vedere questa piccola creatura fin dai primi istanti della sua presenza nel grembo della madre, è possibile ascoltarne il battito cardiaco, vederne le membra, il viso, le mani che si muovono, è possibile vedere la sua vitalità, il suo “voler vivere” a tutti i costi!

L’urlo silenzioso di una vita che sta per essere soppressa, l’urlo che è silenzioso perché chi sta procedendo a questa “esecuzione” non vuole ascoltarlo, non vuole conoscerlo, non vuole sapere. E queste urla si ripetono tante volte nei vari ospedali durante la pratica dell’interruzione volontaria della gravidanza. Tante urla silenziose che invece parlano molto più di tutti i discorsi che tanti vogliono fare, e fanno, sul neoconcepito.
Ma a che servono tutte queste parole?

Lì ci sono vite umane alle quali viene negato il diritto fondamentale per tutti noi: vivere.
Si possono dire tutte le più belle parole sulla vita umana, si possono fare tutti i discorsi più coinvolgenti possibili, ma fino a quando ci sarà anche un solo bambino, al quale verrà negato di nascere e di vivere, la nostra civiltà sarà sempre una civiltà che di umano forse ha poco, visto che non ascolta quell’urlo silenzioso che non chiede altro se non di voler semplicemente vivere!

ADOZIONE: Qualora la gravidanza indesiderata sia già in atto, la legge italiana consente di non riconoscere il figlio, che può essere partorito in ospedale e messo in adozione, garantendo l'anonimità dei genitori.
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Contributo di ricerca raccolto da Tania Di Marco


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