La madonna che viene dall’oriente ed il modo di onorarla ogni anno

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PIRRELLO CORRADO PIRRELLO CORRADO Pubblicato il 19/08/2007
<b>La madonna che viene dall’oriente ed il modo di onorarla ogni anno</b>

La madonna che viene dall’oriente ed il modo di onorarla ogni anno

Ogni anno, nella seconda metà di Agosto, Lercara si appresta a festeggiare “Custantinopuli”. Un detto che vuol dire una festa che dura, come “festino” da circa 150 anni. Ancora prima del 1807 era festa di quartiere, ma devozionale.

Come è stato scritto e descritto in versioni più o meno uguali, una ragazza, Oliva Baccarella, portò a casa dal vallone degli oleandri, una lastra di pietra graffita raffigurante la Madonna con un baldacchino, sorretto da quattro angeli. Un graffito eseguito da un certo Mercurio Ricotta.

A questo punto bisogna dire che la fede ed il fervore mariano ingigantì l’avvenimento e il ricordo e la devozione alla Madre di Gesù, si portò avanti per alcune generazioni, provocando festa.

Nessuno studio, per quanto approfondito, spiega di preciso come sia arrivata, con il particolare titolo, sino a noi dall’Oriente.

Oggi, addirittura per non pronunziare la festa, si toglie il nome della Madonna, diventando così la festa di Costantinopoli. A forzare la mano su questo ”paradosso” sono stati i festaioli senza badare a spese per dare spettacoli in piazza. Addirittura ogni anno il punto culminante della festa è l’esibizione del cantante di grido o della cantante di portata nazionale.

E’ diventata ormai una prerogativa dei cattolici eguagliare la religione con il paganesimo. Oggi si dice che quello che non è religioso è laico. Feste religiose laicizzate. Le autorità ecclesiastiche non appoggiano ma, lasciando fare, troviamo i cattolici ad un passo dai pagani. Ricordo che già molti anni addietro, per la festa del Crocifisso, fu fatto salire sul palchetto della musica un poveraccio a cui legarono le braccia dietro la schiena: la sua bravata era di dover mangiare con la sola bocca un piattone di maccheroni col sugo.

Fu l’arciprete Aglialoro che, alla vista di quella scena, mandò le guardie perché si sospendesse “lo spettacolo”.

Ricordo pure che per la stessa festa, dopo la processione, si lasciava il Crocifisso fuori fino a quando non finivano i giuochi pirotecnici. Ma di peggio ne succedono anche oggi in diversi grossi e piccoli centri.

Che cosa volete poi che gli avversari alla chiesa cattolica possano dire?

Stando però ai manifesti, tutto si fa in onore del Santo e, giustamente, si dice che “finita la festa gabbatu lu Santu”. La Madonna di Costantinolpoli è lì chiusa che (diremmo) aspetta il 20 di agosto per fare un giro per il paese sotto gli occhi di un gran numero di indifferenti e di pochi…reduci di una fede ancora viva, tramandata dai propri avi.

Una volta per sopperire alle spese della festa si raccoglieva in paese e si spendeva secondo il ricavato. Oggi ad affrontare le spese della festa è l’Amministrazione pubblica che sottrae dal bilancio, a volte, somme ingenti, si capisce autorizzate, per soddisfare un tipo di popolo che bene sta alla festa e alla farina, dato che fortunatamente hanno abolito la forca.

Guai a quella Amministrazione che non fa la festa e.. la deve fare buona! Una mentalità popolare che è lungi dal volere onorare la Madonna e che non ha niente a che fare con la religione. Ma per certi cattolici sono i Santi che si devono adeguare all’epoca.


Corrado Pirrello


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Nota del Coordinatore dello “ Sportello delle civiltà”:


l’Autore dell’articolo ” La madonna che viene dall’Oriente…” è il Presidente del periodico dell’Associazione culturale “Cartastampata” che, in edizioni diverse, si pubblica a Lercara Friddi da un ventennio.


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20 agosto



Lastricati impervi,

caseggiati lindi,

voci gioiose,

aurora profumata.



Rintocchi di campane,

vecchine solitarie,

struscio di vesti,

omelia mattutina.



Stridìo di carretti,

guaìto di bastardini,

cicaleccio e canti,

cesti e panni.



Acque limpide,

pietre soleggiate,

frutti acerbi,

mani arrossate.



Una balatella levigata,

un graffito inciso,

Maria e gli Angeli,

stupore e letizia.



Cori e sussulti,

volti estasiati,

guance rigate,

mute preghiere.



Corsa sfrenata,

vocìo e clamore,

suoni e silenzi,

oasi e sorgente.




Pino Blanda




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