Emigrazione: Note storiche per non dimenticare (5^ parte)

Radici & Civiltà

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Pubblicato il 02/10/2009
<b>Emigrazione: Note storiche per non dimenticare</b> (5^ parte)

Emigrazione: Note storiche per non dimenticare (5^ parte)

Questo dossier, pubblicato da www.italiaestera.net (Il giornale degli Italiani nel mondo), è stato suddiviso per comodità di consultazione nelle seguenti altre parti, in aggiunta alla quinta qui pubblicata: L’attuale presenza italiana nel mondo

Chi sono, da dove vengono, come vivono gli italiani all’estero

Gli italiani all’estero: solo persone di successo?

Le seconde, le terze e le quarte generazioni

I nuovi migranti

L’economia globalizzata e il ruolo degli italiani all’estero

Per un nuovo legame culturale a livello transnazionale

Cittadinanza, partecipazione, tutela sociale e associazionismo







I “pionieri” dell’emigrazione

Secondo i dati AIRE relativi al complesso dei cittadini italiani residenti all’estero le persone in età avanzata prevalgono, seppure di misura, sui giovani: oltre la metà (54,2%) ha infatti un’età superiore ai 40 anni e di questi il 19,3% è costituito da ultrasessantacinquenni (quasi 600.000 persone). Questi “pionieri” dell’emigrazione sono prevalentemente concentrati nel continente americano e in Europa: il 34% di essi si trova in America Latina e ben il 44,5% nel continente europeo. Un riscontro di questa situazione è rintracciabile anche nella ripartizione delle pensioni italiane pagate all’estero nel 2005 (in totale 409.395): Unione Europea (33%), Nord America (27%) e America Latina (18%).
Il 58,5% degli italiani residenti in Europa è iscritto negli elenchi dell’AIRE da più di 10 anni: un dato che attesta il maggior afflusso determinatosi nel Dopoguerra in questo continente.

Come si è visto, le esperienze di vita e di lavoro di questi “pionieri”, in larga parte spinti da necessità di tipo economico, hanno seguito traiettorie varie e diversificate: storie di riuscita affiancate a quelle di insuccesso.
In Venezuela, un paese al quale il Rapporto dedica un capitolo di approfondimento, risiedono oltre 70.000 italiani, molti dei quali collocati in una posizione sociale medio-alta, come testimonia la complessa questione dei sequestri di persona. Ma sono anche numerosi gli italiani, anziani in primo luogo, che vivono in situazioni di grave indigenza, spesso a causa della crisi economico-sociale degli ultimi anni. Di questi soltanto una parte ricorre con regolarità all’assistenza consolare, che peraltro dispone, qui come in tutta l’America Latina, di un budget ridotto. Particolarmente urgenti sono le esigenze di natura sanitaria, che in alcuni contesti si sommano, per gli anziani, alle difficoltà di integrazione socio-culturale e a una situazione economica non più florida.

Nonostante questi problemi, non bisogna dimenticare che le prime generazioni di emigrati, non necessariamente in età da pensione, sono anche quelle che hanno creato e animato l’associazionismo, hanno avviato fiorenti attività economiche riscattandosi da situazioni di disagio e subalternità, hanno curato i rapporti con le autorità locali, hanno mantenuto saldi i legami con l’Italia e costituiscono, quindi, una preziosa risorsa nel mondo globalizzato di oggi.

A promuovere e valorizzare lo spirito e il desiderio di partecipazione sono oltre 7.000 associazioni (tante ne ha censite il Ministero degli Affari Esteri nel 2000), che contano 2 milioni 200 mila soci. Circa la metà di queste opera in Europa: ad esempio a Basilea se ne contano più di 400 e a Stoccarda più di 300. Singolare è la situazione nella circoscrizione consolare di New York, dove le associazioni raggiungono ben mezzo milione di soci. Per evitare le dispersioni sono in atto, ormai da tempo, dei processi di aggregazione: si pensi, ad esempio, all’Associazione Italiani del Sud America che conta 350 aderenti e, per le grandi associazioni impegnate nel settore, alla Consulta Nazionale dell’Emigrazione.

(DAL RAPPORTO MIGRANTES – marzo 2007)


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