Un Natale di altri tempi...

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REDAZIONE RADICI & CIVILTA` REDAZIONE RADICI & CIVILTA` Pubblicato il 03/12/2010
Un Natale di altri tempi...

Un Natale di altri tempi...

Un Natale di altri tempi nel ricordo di Vincenzo, vecchio emigrato


[..] da una settimana il paese era sotto una pesante coltre di neve; non si era mai vista una nevicata così abbondante. Noi ragazzi eravamo felicissimi di questo aspetto suggestivo della natura: il Natale era vicino e, come si sa, Natale senza neve non sembra Natale. Meno contento era mio padre costretto a scaricare il tetto dalla neve, a fare la “stadda a la mula" e andare a cercare legna per la “furnacella"; ma poi, quando eravamo tutti a casa attorno a "la brascera" ad ascoltare i racconti del nonno, allora dimenticava la stanchezza ed era felice; sono stati momenti indimenticabili.

Le strade del paese erano state parzialmente ripulite; anche da noi che abitavamo in periferia, circondati da prati ed alberi. Pur conservando quasi intatto il suo aspetto, il candido tappeto aveva perso la sua immacolata perfezione. Nel pomeriggio del giorno 24, aveva ricominciato a cadere la neve, fitta, a fiocchi larghi, ed aveva continuato così tutta la notte; sembrava che Gesù avesse voluto, intorno a lui, nel momento della sua nascita, il candore più puro.

La neve aveva ricoperto le strade e incappucciato gli alberi, dando loro fantasmagorici aspetti natalizi; purtroppo qualcuno non aveva retto al peso e pendeva da un lato malinconico. Dalla finestra della stanza nel buio della notte, resa come luminosa dal chiarore della nevicata, si seguiva lo sfarfallìo della neve, in attesa di andare alla messa di mezzanotte.

In casa c`era stata la cena non molto diversa da quella delle sere precedenti: pasta preparata a casa, "pani duru, puru di casa, cu muluni biancu", raccolto a fine estate e conservato per l`inverno, “ficu” essiccati al sole e ”cosi duci priparati di me nonna”. Eravamo tutti contenti e felici.

La campana ”di la Matrici”, con suono ovattato e diverso dal solito, chiamò i fedeli, ma purtroppo, quando cercammo di uscire, non fu possibile superare lo spesso tappeto che copriva la nostra strada. Noi ragazzi avremmo voluto superare l`ostacolo per goderci la passeggiata notturna in mezzo alla neve, ma i grandi non se la sentirono di rompere l`assedio; così rivolgemmo un pensiero a Gesù Bambino e ci coricammo.

La mattina di Natale, al risveglio, sentimmo un silenzio speciale, rotto solo dal rumore delle pale di qualche vicino, che cercava di farsi la strada per uscire. Spalancammo la finestra; qualche raro fiocco stava ancora cadendo. Era così bello il mondo intorno! Sembrava davvero che tutto si fosse fermato, incantato dal miracolo avvenuto nella notte Santa.

Il tepore della nostra casa, i visi lieti di tutti i familiari, il chiarore niveo che, entrando dalla finestra, rendeva le cose più nitide, tutto contribuiva a dare un`atmosfera diversa a noi ed alla giornata appena iniziata. Uscimmo per la messa; la cosa mi fece molto effetto. Anche i miei genitori erano commossi; tutto era così tranquillo, e tutto si svolgeva con la semplicità di quel Natale sotto la neve.



Lo Sparviero
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pubblicato nel Periodico parrocchiale "La VOCE" di Alia, nr. 4/98 pag.18


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