Gli amici rapaci

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SGARBOSSA MARIANGELA SGARBOSSA MARIANGELA Pubblicato il 07/07/2005
Gli amici rapaci

Gli amici rapaci

Giovedì, il mio giorno libero da scuola. Bel tempo finalmente!

Oggi gran passeggiata in solitaria e fuori dai sentieri sapientemente tracciati dalle sezioni CAI di fondovalle. Parcheggio l’auto vicino alla chiesa di Semonzo e mi avventuro su per la stradina che porta a Caserboli, subito dopo l’attacco della provinciale per Campo Croce.

Nei pressi del capitello dedicato alla Madonna scorgo un sentiero che si inerpica su per la montagna. Nessun cartello. Niente numeri, nessuna indicazione di località. Oggi questo fa per me. Lo imbocco e comincio a salire. All’inizio è parecchio ripido, poi si snoda in una serie di fitti tornantini che fanno prender quota senza fatica. Attraverso la vegetazione di faggi e abeti scorgo la pianura sempre più distante e il rumore incessante del traffico della pedemontana diventa sempre più ovattato.

Ad un tratto un verso, quello inconfondibile, arcano ed elegante, di una falco. Lo individuo ad occhio nudo attraverso la vegetazione, è proprio sopra di me ma molto alto. Sta sfruttando una potente termica e sale senza fatica descrivendo ampie volute. Afferro rapidamente l’inseparabile Swarovski, lo catturo e … cosa vedo? Una zampa dello splendido rapace sorregge una cordicina e un sonaglio. Falconeria! Falconeria? Non è possibile qui, in mezzo a deltaplani e parapendii. E poi, dov’è il castello?

Continuo a salire. Al limite del bosco c’è un prato dominato da una malga piccola ma ben restaurata. Sfidando lo sguardo ostile di un toro e il ringhio di un paio di cani da guardia mi incammino su per il prato verso la malga. Lassù ho scorto una persona, un uomo mi pare. Mentre mi avvicino costui mi guarda e certamente mi classifica come la solita turista rompiballe che vuol fare l’originale percorrendo sentieri insoliti e violando proprietà private.

Mi fermo, guardo il falco e gli chiedo: “E’ tuo?” Lo sguardo si fa più disteso, annuisce, estrae dalla tasca un pulcino morto lancia un richiamo. Il falco perde la sua forma, diventa proiettile e ad una velocità pazzesca si scaglia sulla preda con un tempismo perfetto, poi riprende tranquillo le sue volute.

Così ho conosciuto Francesco, falconiere per passione e per professione. Ha ereditato dal bisnonno la malga Palma, sulle pendici sud del Grappa, che ha restaurato con le proprie mani. Possiede una ventina di rapaci (aquile, falchi, avvoltoi, gufi, civette) che alleva e fa volare per gusto personale ma anche per chi volesse scoprire i segreti dell’antichissima ars venandi cum avibus.

Falconeria in malga, non nel castello dunque. Niente castello, però non manca la dama, anzi, la pulzella. Lucia, occhi azzurro cielo, laurea in scienze politiche, razza destra Piave doc. Lucia aiuta Francesco con i rapaci e sa preparare deliziose leccornie che si possono assaggiare presso la malga che è anche agriturismo (da non perdere il dissetante sciroppo di fiori di sambuco secondo antica ricetta tirolese).

Dopo semplici trattative con i “castellani” e una serie di richieste e permessi alle autorità scolastiche ho portato da Francesco e Lucia una mia classe delle medie. Nessun ragazzo aveva mai visto un’aquila così da vicino. Ancor oggi, ogni tanto, mi chiedono: “Quando torniamo da Francesco?”. Quando salgo in bici a Campo Croce, senza fretta, senza l’assillo del tempo tiranno, non manco mai la deviazione al dodicesimo tornante, verso la malga – castello. E’ forse anche un pretesto per interrompere la fatica della salita, ma è soprattutto il piacere di fermarmi a dare un saluto agli amici “umani” e “rapaci”.

Un giorno, mentre riprendevo la salita in bici verso Cima Grappa ho sentito un richiamo dall’alto. Non era però il verso del falco. Era l’urlo dell’amico Klaus, tedesco di Berlino e ormai cittadino di Semonzo. Dall’alto del suo parapendio mi aveva riconosciuto e salutato, poi è entrato in una termica e ha cominciato a risalire in ampie volute tranquille e regolari. Magia del volo, assaggio di promessa libertà.


Lady Hawk


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