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Pubblicato il 11/10/2005
<b>Lu cubbaitaru</b>

Lu cubbaitaru

    Se siete golosi, questo articolo colpirà sicuramente le vostre "papille gustative"; se non lo siete vi permetterà comunque di conoscere uno dei mestieri più "dolci" che il popolo aliese ricordi: "lu cubbaitaru ".
    La persona di cui vi parlerò infatti si occupava di creare vere delizie di mandorle e zucchero, controindicate sicuramente per i soggetti con una fragile dentatura, e vero attentato anche per i denti più sani. Ma se è vero che "li picciutteddi arrusìcanu" anche gli altri, in certe circostanze, si danno da fare come meglio possono...
      Molti di voi conosceranno, di sicuro, il detto "fari la nota di lu cubbaitaru" , che significa dire di "una spesa eccessiva", se consideriamo che il proverbio risale ai tempi in cui un pezzo di " cubbaita" costava una lira o poco più. Questo ci potrebbe far sorridere, ma non dimentichiamo che questa spesa era, comunque, un "capriccio" e non un bene necessario.
      Nonostante i tempi magri, "lu cubbaitaru" pare che vendesse comunque bene la sua merce; del resto come si sarebbe potuto resistere alle sue golose tentazioni?
        Torroni di mandorle o noci o, a volte, anche di
        "giuggiulena" lavorati con zucchero e miele "la cubbaita" appunto, "i miennuli agghiacciati" - mandorle ricoperte di una patina di zucchero - , "gelatu di campagna", particolare nella sua specie di forma rettangolare e di vari colori... tre: bianco, rosa e verde.
        Tutti questi dolciumi, dai colori e profumi attraenti, venivano posti su una"bancata" situata sotto un grande lenzuolo che fungeva da tetto - una versione new-age delle odierne pagode...- , e che veniva predisposta in occasione delle feste principali del paese, quando cioè "si cunzava la fera". "Lu cubbaitaru", quindi, coadiuvato da moglie e figli si preparava alla vendita dei suoi prodotti andando nei vari paesi dove si sarebbero attivate le fiere. Un lavoro in parte itinerante, quindi. "Masciu Turiddu Muntagninu", per esempio, era di "Mussumeli", ma veniva a lavorare anche ad Alia, un lavoro inoltre, strettamente connesso a specifici periodi dell'anno sia perché, in occasione di specifiche feste si producevano particolari dolci, come "lu picurieddu di zuccaru" per Pasqua, ma anche perché il lavoro c'era solo in occasione della festa. Così nei restanti mesi dell'anno"li cubbaitara" si dedicavano ad altre occupazioni, alla coltivazione della terra alcuni, alla gestione della ristorazione di piccole pensioni, altri.
        Bambini, ragazzi, adulti di tutte le età aspettavano con ansia " la festa" anche solo per il piacere di spendere poche e faticate lire in un dolce succulento, spesa che per molti si rivelava nel vero senso della parola: "scrusciu di carta senza cubbaita."
        Per chi volesse sperimentare le proprie arti culinarie ecco la ricetta della "cubbaita"
        . Ingredienti: l Kg. di mandorle, 350 gr. di zucchero, qualche cucchiaio di miele.
          Prima fase: sbollentare le mandorle .- già sgusciate ovviamente -, quindi togliere la pellicola che le ricopre e tenere fuori dalla portata dei bambini se non volete ritrovarvi senza mandorle.
          Seconda fase: introdurre le mandorle in una casseruola e quindi portare sul fuoco. farle scottare leggermente e quindi aggiungere lo zucchero; mescolare dolcemente il composto fino a quando lo zucchero si scioglierà ed assumerà un colore dorato, quindi aggiungere il miele e terminare la cottura.
          Terza fase: versare il composto su una "balatina di 'mmarmu" precedentemente bagnata o unta - mi raccomando è un accessorio fondamentale, se non lo avete procuratevelo – !
          Quarta fase: lasciare raffreddare, quindi con l'aiuto di un buon coltello procedere alla scomposizione in piccole o grandi listarelle.
          Ultima fase: servire, privilegiando i bambini la cui acquolina in bocca sarà salita alle stelle! Buon Appetito!!!
          di Laura Seragusa
          pubblicato in " La VOCE della Mamma " di Alia, nr.4/99, pag. 15





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