Canti popolari degli emigranti

Radici & Civiltà

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Pubblicato il 06/06/2006
<b>Canti popolari degli emigranti</b>
L’eventuale pubblicazione di parziali brani musicali allegati a testi scritti è fatta a titolo di Demo, essendo essa finalizzata a documentare la relativa ricerca della rubrica “Radici & civiltà” non avente scopo di lucro, ma, piuttosto, finalità di libera divulgazione culturale.

Canti popolari degli emigranti

Alunni di classe terza della Scuola Media “Monte Grappa” di Romano d’Ezzelino (in prov. di Vicenza) documentano con testi e canti popolari d'epoca la loro ricerca sul grande fenomeno migratorio degli Italiani alla fine dell’Ottocento.



Mamma mia dammi 100 lire


Mamma mia, dammi 100 lire


Che in America voglio andar.


100 lire io te le dò,


ma in America no, no, no.


Suoi fratelli alla finestra:


Mamma mia, lasciala andar


và pure, o figlia ingrata,


bastimento s’affonderà.


Quan’ fu stata in mezzo al mare


Bastimento l’è affondà.


il mio vestito da ballerina


l’acqua me lo bagnerà.


I miei capelli sono ricci e belli:


l’acqua del mare li marcirà.


E la mia carne è tanto tenera


i pesci del mare la mangerà.


Le parole dei miei fratelli


sono quelle che m’han tradì.


Le parole di mia mamma


son venute la verità.


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30 giorni di nave a vapore


30 giorni di nave a vapore


fino in America noi siamo arrivati,


fino in America noi siamo arrivati,


abbiamo trovato nè paglia nè fieno,


abbiamo dormito nel nudo terreno,


come le bestie ci tocca riposà.


E l’America l’è lunga e l’è larga,


l’e circondata dai monti e dai piani


e con l’industria dei nostri italiani


abbiam formato paesi e città


e con l’industria dei nostri italiani


abbiam formato paesi e città.


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Foxtrot della nostalgia


Sulla sponda argentina


Una folla cammina


Far sorridere al mare


È un confuso vociare


Il piroscafo è la


Tornan via gli emigranti


Della patria sognanti


Dopo il crudo lavor


Con un gruzzolo d’or


Con il cuor ansie là


O mamme dal crin d’argento laggiù


Spose il mi care tesor


Sembra così dica ogni core


Se ci assiste il signore


A voi torniam


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Italia bella mostrati


Italia bella mostrati gentile


I figli no non li abbandonare


Se no se ne van tutti in brasile


non si ricordan più di ritornare


Ancor qua ci sarebbe da lavorar


senza stare in America a gridar


Ancor qua ci sarebbe da lavorar


senza stare in America a gridar


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Il treno che viene dal sud


Il treno che viene dal sud


Non porta soltanto Marie


Con le labbra di corallo


e gli occhi grandi così


Porta gente


Tornata dagli olivi


Porta gente


Che va scordare il sole


Ma è caldo e il pane


Lassù nel nord


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Noi


Noi, che sui moli per cent’anni


di voci sparse e silenzi e le attese


di pianti che tutto si, può piangere


speranze aperte,vite amare spese


Noi, che nella scia di cento navi


Di giorni lunghi tracce sparse al sole


Abbiamo appeso al colmo di ogni prua


Stracci di sorrisi e di parole


Speranze appese, stracci di sorrisi


Vite amare spese di parole


Passi stesi intorno alla stazione


E figli dottori e case nuove


Noi che abbiamo venduto i nostri figli


Comprato sogni spenti all’imbrunire


E abbiamo accolto uomini già vinti


Tornati alla terra per morire


Noi da sguardi freddi e pane duro


Cresciuti di violenze senza nome


Di cose amare armati di paure


Di passi spesi intorno alla stazione


Speranze appese, stracci di sorrisi


Vite amare spese di parole


Passi spesi intorno alla stazione


E figli dottori e case nuove


Noi che con le mani o nelle strade


Soldi avvelenati e salvatori


Odiato prezzo dato e malpagato


Per case nuove figli dottori


Ora dalle tavole imbandite


Con la memoria corta addormentata …






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