'a risùscita

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CONCIALDI RINO CONCIALDI RINO Pubblicato il 15/03/2008
<b>'a risùscita</b>

'a risùscita

'A Risùscita cu la calata di la tenna.



Ad Alia tanti anni fa e fino al 1960, la settimana Santa, dopo la tristezza del venerdì, si concludeva con l’evento più importante: “ ‘a
Risùscita cu ‘a calata di la tenna”. Tale evento suscitava sempre un gran fervore di preparazione e di attesa.

La sera del venerdì, il sacrista si recava al palazzo del Cav. Guccione per prelevarvi, con l’aiuto di qualche volenteroso, una grande tenda, comunemente chiamata la “tenna pi la Risùscita”, che, ai primi del ‘900, il Cav. Matteo Guccione aveva donato alla nostra Chiesa Matrice.


La tenda, tessuta in tela azzurra e avente una dimensione di 8 metri per 13, riportava raffigurata la deposizione del Cristo dalla Croce.

Essa veniva stesa nella navata centrale all’altezza dell’allora esistente balaustra. Veniva legata con dello spago a due anelli laterali, che si trovavano sopra il cornicione, e allo spago stesso veniva aggiunta una corda a forma di “Y”, che da quell’altezza arrivava a qualche metro dal pavimento.

Per far notare che si era nella settimana di Passione, oltre a coprire tutte le statue, venivano sistemate delle tende anche ai lucernari ed inoltre si zittivano le campane (“s’attaccavanu li campani”).
La solenne funzione della “Risuscita”che, una volta, si svolgeva il sabato a mezzogiorno, fu, poi, spostata a mezzanotte.

All’intonazione del “Gloria”, seguito da tre colpi di mazza sulla campana di ottone a forma di fungo, il sacrista, che si trovava posizionato su una sedia, a volte traballante, afferrava la corda e, dandole uno strattone, spezzava lo spago che legava la tenda. Molta ansia tra i presenti e comprensibile nervosismo del sacrista se l’operazione non fosse riuscita al primo colpo. Così, liberata dallo spago che la sosteneva, la “tenna” cadeva giù, ondeggiando come un campo di spighe mosse dal vento.

Era uno spettacolo stupendo. Grandi e piccini restavano stupefatti, specialmente se era la prima volta che assistevano a quell’evento.

Un lungo scampanìo accompagnava il restante sacro rito, a volte sino alla fine della messa.

Finita la funzione, la tenda veniva raccolta e riconsegnata al legittimo proprietario, che la custodiva in una cassa lunghissima, pronta ad essere riutilizzata l’anno successivo.

Oggi la tradizione della “tenna” è scomparsa, ma ne resta il proverbio: “quanta è bella la ventri di tant’anni, ca si arrenni a la calata di la tenna“, che sta per: alla fin fine (“calata di la tenna”), arriva sempre il tempo della rivalsa.



Rino Concialdi


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Clicca QUI, per consultare un interessante documento sulle ORIGINI E SIGNIFICATI DELLA PASQUA.


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