Il prof. Filippo Guccione

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REDAZIONE RADICI & CIVILTA` REDAZIONE RADICI & CIVILTA` Pubblicato il 28/10/2011
<b>Il prof. Filippo Guccione</b>

Il prof. Filippo Guccione


uno scienziato nel campo della Medicina


Condusse una vita semplice, dedita agli studi accademici e alla famiglia. Ebbe grande devozione per la madre. I risul­tati delle sue ricerche ricevettero presto riconoscimenti e benemerenze scientifiche su scala nazionale ed internazionale

Filippo Guccione, illustre professore di Anatomia Patologica alla facoltà di Medicina dell'Università di  Palermo, nacque ad Alia in via Nicotera il 21 dicembre 1887 da donna Antonina Par­lavecchio (in dialetto Barravecchia) e da Giuseppe Guccione, agricoltore. Per gli aliesi era " lu Prufissuri di Donna Nina " cioè figlio di donna Antonina e nipote del dott. Sireci.

E' questo un caso di matriarcato, le cui radici molto profonde nella storia della Sicilia, risalgono a tempi lontanissimi: anche ad Alia capitava spesso che i figli venissero indicati con il nome della madre, ma in pieno rispetto del padre, se la donna apparte­neva ad una famiglia più nota o possedeva una personalità molto spiccata e quindi particolarmente conosciuta dalla gente.

Abbia­mo la certezza che a donna Nina apparteneva il palazzo comprendente l'intero isolato che da via Nicotera si affaccia su via Mazzini e quasi tutte le proprietà immobiliari dell'intera fami­glia.

Il giovane Filippo frequentò la facoltà di medicina presso l'Università di Bologna e conseguì - di sicuro brillantemente - quella laurea che poi gli avrebbe dato accesso alla cattedra di Anatomia Patologica nell'Ateneo palermitano. Il nostro professore era di statura media, bruno di carnagione, di corporatura robusta tendente alla pinguedine e di carattere schivo e solitario. Dagli studenti, futuri medici, pretendeva otti­ma preparazione:"il suo fare rigoroso e la voce un po' cavernosa gli procurarono la fama di professore estremamente esigente e che non accettava raccomandazioni.

Condusse una vita molto semplice, tutta dedita agli studi ed alla famiglia di origine. I risul­tati delle sue ricerche ricevettero riconoscimenti e benemerenze scientifiche su scala nazionale ed internazionale e contribuirono a far conoscere la Facoltà di Medicina dell'Ateneo palermitano come una delle migliori d'Italia.

Negli anni cinquanta, il nome del direttore della clinica Filiciuzza, prof. Filippo Guccione as­surse agli onori della cronaca giornalistica nazionale per aver risolto il clamoroso caso Lo Verso, un medico che, avendo avuto l'idea di liberarsi della moglie somministrandole diabolicamente delle gocce di cianuro in dosi piccolissime e per un lungo periodo, sarebbe sfuggito alla giustizia se non fosse incappato nella perizia scientifica affidata al nostro professore che ne dimostrò la piena colpevolezza e ne determinò la severa condanna.

Ad Alia risiedeva tutto il suo mondo affettivo: Rosalia, Bettina, Maria, Angela ed Elvira erano le cinque sorelle tutte nubili che trascorsero l'esistenza prendendosi cura dell'amministrazione delle cospicue proprietà di Mazzaporro (Marcatobianco), Passu­cuncetta, Marcatu e Acqua lunga. Queste donne, molto religiose e vicine alla chiesa, vivevano soprattutto aspettando ogni fine settimana il rientro a casa del prestigiosissimo fratello che ad Alia riverivano e salutavano con un "Voscenza benedica" e lui rispondeva "salutamu".

Il nostro caro Vincenzo Dispenza da Baton Rouge, - USA - da ragazzino era "di casa" presso le si­gnorine di donna Nina e ci fa sapere che per ben tre anni, ogni sabato a mezzo giorno, si recava alla fermata della corriera al “Cozzo della Piazza" per accogliere il professore aiutandolo a portare la nota borsa di cuoio. Al piccolo Vincenzo era affidato anche il compito di portare al parroco della Matrice il vino per le celebrazioni eucaristiche: lui, in cambio riportava alle signorine belle parole di ringraziamento esaltanti la bontà del vino fatto con l'uva di
Passucuncetta. Le signorine di donna Nina, vere gentildonne aliesi, furono generose con chiunque si rivolgesse loro e con la Chiesa tanto da rendersi benemerite del restauro della Cappella del Santissimo. A loro fu riservato il massimo onore di tenere in custodia il Tesoro della Matrice

Alla fine di una lunga vita se ne andarono forse senza aver mai lasciato Alia per un solo giorno. Il Professore, che si dichiarava non credente, ebbe una grande devozione per la madre; fu filantropo di animo buono e generoso; la gente lo ricorda per la sua disponibilità professionale, per i tanti consulti medici prestati e le cure gratis offerte ai suoi concittadini affetti da gravi malattie. Il nostro par­roco, don Antonino Di Sclafani, ricorda che a volte al mattino della domenica, lo si vedeva a cavallo della sua giumenta e scor­tato da qualcuno a piedi, dirigersi verso la casa di un malato resi­dente nelle scoscese vie del Rapatello. Allo stesso modo delle sorelle egli si spense di vecchiaia tra le mura domestiche: era il 2 febbraio 1976 e puntuale suonò l'agonia alla Matrice, a Sant’Anna e a San Giuseppe, le tre chiese alle quali sono legati tanti nostri ricordi, spesso resi belli dalla magia della memoria. Perché non intitolare una strada al nostro illustre concittadino?

Filippo Chimento
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pubblicato nel Periodico "La
VOCE" di Alia, nr.1/2010, pag.13


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...ed ecco che cosa scriveva anche Liborio Guccione, giornalista e scrittore aliese, nel suo libro "Giorni vissuti come fossero anni", sulla figura del Prof. Filippo Guccione.


” Non posso chiudere questo capitolo dedicato ai ricordi di personaggi, ambienti e situazioni che nei particolari e nell'insieme, scorrendoli ora con la penna, mi riempiono ancora l'animo di tenerezza e di voglia di rivivere quel tempo che sembra così tanto lontano, senza ricordare una figura che onora la storia di Lalia e la sua comunità.

Parlo del professore Filippo Guccione, emerito ed insigne docente dell'Università di  Palermo, dove insegnò Anatomia Patologica. Fu studioso di risonanza nazionale e internazionale. Le sue benemerenze scientifiche, il suo patrimonio culturale nel campo della ricerca medica ancor oggi costituiscono fonti di apprendimento. Mi auguro che gli aliesi abbiano saputo onorarne la memoria, additandolo alle presenti e future generazioni, come uomo che seppe onorare il suo paese. Io lo ricordo a me stesso, ma in queste pagine ho voluto ricordarlo anche per tutti a tutti.

Egli viveva a  Palermo, ma tutti i sabati tornava al suo paese: in treno da  Palermo giungeva sino alla stazione ferroviaria di  Roccapalumba  e poi la corriera lo portava a Lalia. Attraversava le strade che da S. Rosalia conducevano alla sua abitazione, portando con sé una borsa, uguale a quella che a quei tempi soleano portare i barbieri con dentro i loro attrezzi del mestiere, quando andavano a servire i clienti a domicilio. Lungo il cammino la gente incontrandolo si levava la "cuòppula", salutando con rispetto il professore, ed egli rispondeva a tutti, sempre con lo stesso saluto: «salutàmu!».

Veniva in paese perché era legato ad esso da affetto e perché vi vivevano le sue quattro sorelle, tutte zitelle, che trascorrevano la loro vita nel chiuso della loro bella casa che si trovava proprio di rimpetto alla mia dimora.

Era raro vederle, semmai si poteva intravederle quando alla Domenica uscivano per andare a messa: percorrevano la strada che dalla loro casa costeggiava il «cozzo», sino ai piedi della monumentale Matrice; entravano e uscivano dalla «porta fausa», quasi inosservate.

Il professore, durante i due giorni che trascorreva in paese, usciva raramente, solo per andare alla Tabaccheria di Catalano a comprarsi le sigarette (era un accanito fumatore!); non aveva molti contatti con la gente, anzi era piuttosto burbero, ma sapeva essere anche spontaneo e alla mano, come suol dirsi, quando gli si presentava l'occasione. E non di rado se qualcuno bussava alla sua porta e chiedeva un consulto medico per i suoi malanni o per quelli di un proprio congiunto, il professore non si rifiutava. E del suo parere scientifico i medici del paese, naturalmente, tenevano un gran conto.

Come professore aveva fama di essere severo, sino ad essere perfino temuto dagli studenti. Ci fu qualche caso di aspirante medico che non riuscendo a superare l'esame di Anatomia Patologica col professore Guccione, (un esame, per sé stesso, assai difficile, quanto fondamentale per l'apprendimento della scienza medica), preferì cambiare facoltà o, addirittura, Università, piuttosto che trovarsi a cospetto del severo docente.

Ma di questa sua severità, di questo suo rigore morale e culturale si sono avvalsi tanti medici della Sicilia per essere poi affidabili professionisti.

Una volta azzardai a domandargli perché fosse così severo coi suoi studenti, ed egli, dopo avere lungamente aspirato una boccata di fumo dalla sua immancabile sigaretta Nazionale, mi disse con la sua voce cavernosa: «perché io preparo medici, non macellai. «Il medico» - mi disse - «può operare con coscienza solo se ha sufficiente scienza. Gli viene affidata la vita degli uomini». «Ecco» - concluse - «perché sono, anzi, dicono che sia rigoroso». Lo rammento con riverenza e affetto.”



Liborio Guccione


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